Il Tirreno

Lucca

Così rinacque Lucca dopo la guerra

di Paola Taddeucci
Così rinacque Lucca dopo la guerra

Un libro di Emmanuel Pesi ricostruisce quell’epoca: tante le figure di donne e uomini che contribuirono alla ripresa

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LUCCA. Dentro la ricostruzione. Dentro la nascita della nuova società lucchese dopo gli orrori e le macerie. Ci porta lì, alle origini dell'attuale assetto istituzionale e civile, il libro “Dalla guerra alla democrazia” di Emmanuel Pesi, storico dell'università di Pisa, appena pubblicato dalla casa editrice Maria Pacini Fazzi. Il volume è il risultato di una ricerca condotta da Pesi e finanziata dalla Fondazione Banca del Monte sulla storia lucchese nella Seconda guerra mondiale e nell'immediata ricostruzione.

La prima parte di quella ricerca è contenuta nel libro pubblicato lo scorso anno, sempre da Pacini Fazzi, e incentrato sull'opera di assistenza e di protezione dei perseguitati messa in atto da sacerdoti e civili durante la guerra. Ora la seconda parte. Dove lo studioso non solo fornisce un'attenta descrizione dei faticosi anni dopo la liberazione, dal 1944 al 1948, ma analizza la nascita dei partiti e delle istituzioni, sottolineando la valenza politica dei compiti di cura e di assistenza, nei quali si distinse la Chiesa, con un effetto determinante per quegli anni e per i decenni a venire.

«Anche nel dopoguerra – scrive Pesi – la Chiesa diocesana, così come quella nazionale, si fece carico della stanchezza degli italiani, delle fatiche materiali e morali della ricostruzione. E il consenso intorno alla sua opera di assistenza e di ricomposizione delle fratture costituì il sostrato di legittimazione della classe dirigente cattolica e dell'affermazione della Democrazia Cristiana, riconosciuta come l'espressione concreta e la continuazione del ruolo svolto dalla Chiesa durante le guerra».

Pesi parte dal settembre 1944.

«La guerra è finita – scrive - ma per la maggior parte della popolazione la pace è ancora lontana. Per lungo tempo ancora la sopravvivenza resta la principale preoccupazione. Lo spettro della fame spaventa, i generi di prima necessità sono proibitivi».

Significativi i numeri. «Solo dal primo marzo 1945 – prosegue il ricercatore - la razione giornaliera di pane fu portata da 200 a 250 grammi e quella di pasta da 20 a 40 grammi a persona, ma il pane schizzò da 6 a 16 lire al chilo e la pasta da 7 a 19 lire. E in tutto marzo, a distanza di un mese dalla precedente, venne effettuata una sola distribuzione di 125 grammi a persona di zucchero, una sola di olio, con una razione personale tra l'altro diminuita da 280 a 180 grammi e nessuna consegna di legumi, carni, zuppa e altri prodotti».

Il cibo mancava anche perché i treni, le strade e i ponti erano stati distrutti.

«Dei 153 chilometri della rete ferroviaria esistente in provincia prima della guerra – scrive Pesi – ancora alla fine del 1946 ne erano stati ripristinati solo 55».

In questa diffusa condizione di disagio muove i primi passi la nuova democrazia. Pesi, quindi, analizza come le istituzioni, i partiti e la Chiesa affrontarono l'esplosione dei più immediati bisogni della vita quotidiana, descrivendo poi la formazione culturale e politica della classe dirigente antifascista, il processo di legittimazione sociale dei partiti di massa, i loro limiti e difficoltà, l'azione delle prime giunte comunali e le prime elezioni del 1946 e del 1948.

«Ma dalle sue pagine e dalle sue belle immagini, tratte dall'Archivio fotografico lucchese – sottolinea nella prefazione Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte – emergono soprattutto le figure degli uomini e delle donne che contribuirono alla ricostruzione della provincia e alla vita politica e civile nei decenni seguenti. Emergono esperienze e sofferenze, soltanto alla luce delle quali possiamo cogliere pienamente il senso dei principi fondamentali della nostra Costituzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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