Il Tirreno

Lucca

«In questa città servono competenze»

di Duccio Casini
«In questa città servono competenze»

Il ristoratore Cosentino: «Finite nel nulla le promesse elettorali, non c’è capacità di promuovere il brand Lucca nel mondo»

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LUCCA. Dal suo osservatorio degli Orti di via Elisa (locale che quest'anno festeggia un quarto di secolo di attività) vede una città unica, che lascia a bocca aperta per la sua bellezza, ma che potrebbe essere conservata con più cura e resa maggiormente accogliente. Per tutti: residenti, turisti, lucchesi di fuori delle Mura. Samuele Cosentino, vice presidente provinciale del sindacato Fipe, vuol essere propositivo. Non cerca la polemica fine a se stessa, né la critica roboante: «Dico quello che penso con la speranza di dare un contributo alla crescita di Lucca».

Cosentino, cosa non funziona? La sua categoria, quella dei titolari dei pubblici esercizi, quali doglianze ha da fare?

«Questa non è la città che tutti vorremmo. Anche perché viaggia a due velocità: da una parte le imprese con tutte le loro esigenze, dall'altra la politica che pare aver smarrito la strada».

Qual è il risultato?

«Il confronto, il dialogo, i tavoli di concertazione, insomma tutto quanto annunciato in campagna elettorale è rimasto lettera morta. Non ci sono interlocutori politici. Quelli tecnici invece sì, perché in Comune ci sono professionalità di alto livello. Basti pensare ai dehor, che chiediamo invano da 10 anni. Vorremmo adeguarci i centri vicini, ma non si va avanti. E pensare che in piazza della Signoria a Firenze il caffè Paszkowski ha avuto il permesso dalla giunta Renzi di installare un meraviglioso dehor di cristallo e ferro. Perché da noi è impossibile?».

L'arredo urbano lascia molto a desiderare. Il sindaco Tambellini non ha ancora nominato la commissione di esperti promessa l'anno scorso e - come sottolinea Roberto Mannocci presidente di Italia Nostra - qui regna il fai-da-te.

«Il regolamento va aggiornato, non ci sono dubbi. Personalmente non sono d'accordo nel dare regole uguali a tutti. Esempio: un locale come il bellissimo Pult di via Fillungo deve avere prescrizioni che devono differire da quella dell'osteria tipica con il fiasco di vino sul tavolo. Imporre le medesime norme mi sembra davvero assurdo».

Quali sono gli aspetti che non piacciono ai turisti?

«Gli stranieri sono seccati dal continuo transito dei furgoni nelle strade pedonali e restano negativamente sorpresi dal passaggio delle navette dalle piazze storiche. Lo ritengono inconcepibile. Gli italiani sottolineano la carenza di servizi pubblici, a iniziare dalle toilette. Molti poi non capiscono perché ci siano locali che non fanno usare i bagni a chi non consuma. Comportarsi diversamente è al contrario un segnale di civiltà e di accoglienza. Sarà un argomento che affronterò al sindacato Fipe».

Si dice che manca una cabina di regia per il turismo: affermazione esatta?

«Sì. Ed è un peccato perché ci sono enormi potenzialità. Ma dovrebbe essere fatta una promozione diversa, capillare, approfondita, mirata. Per esempio: che genere di turismo vogliamo? Ci interessano le gite, i crocieristi, le scolaresche, oppure preferiamo una clientela cosiddetta di qualità che magari resta da noi qualche giorno e nel frattempo spende? Mescolare tutto non si può e non si deve fare».

Lei dice che occorre un salto di qualità

«Lo sostengo. Manca la concezione di città spendibile come brand. Perché mancano le competenze. Serve gente in grado di rendere Lucca appetibile al mondo anche attraverso una piattaforma web ben curata».

Invece…

«Ci si arrabatta. Quali appuntamenti ci saranno da ora alla stagione fredda, a parte i punti fermi che sono Summer, Puccini e la sua Lucca, S. Zita, Settembre e Comics? Tutte iniziate storiche, si badi bene. E il resto? Affidato ai privati, senza qualcuno che diriga, che eviti sovrapposizioni. La scomparsa delle Apt ha lasciato un gran vuoto».

Perché sia appetibile è necessario che la città sia tenuta bene.

«Deve essere pulita, più di ora, ordinata, invitante. Era stata promessa una politica dei parcheggi e il risultato è stato aumentare il costo orario: l'effetto è avere molti posteggi deserti o le auto ferme sui marciapiedi. Basterebbe poco, basterebbe avere le competenze. Il tasto dolente è quello. Perché alla fin fine con piccoli sforzi si avrebbe una Lucca davvero migliore, anche sotto l'aspetto dei servizi. Provate a prendere una navetta: i cartelli sono incomprensibili, i biglietti in vendita solo in taluni negozi mentre potrebbero essere messi a disposizione dei locali pubblici per avere più passeggeri, anche tra i visitatori. È uno degli aspetti su cui riflettere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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