Il Tirreno

Lucca

Città trascurata e senza più regole

Città trascurata e senza più regole

Il presidente di Italia Nostra, architetto Mannocci: «Il Comune non fa nulla, non toglie nemmeno il semaforo in S. Frediano»

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. La sensazione - la brutta, spiacevole sensazione - è quella di un centro storico trasandato, senza più regole, senza che nessuno faccia rispettare i regolamenti. Dove tutto o quasi è permesso in spregio assoluto del buongusto. Insomma, l’arredo urbano a Lucca è precipitato nel baratro. Ci aveva provato, e con risultati positivi, il sindaco Pietro Fazzi a mettere ordine.

Poi, però, c’è stato l’abbandono. Complici la distrazione della politica, il fai-da-te di taluni gestori di locali pubblici, la carenza di controlli.

A denunciare la situazione è una delle voci più attente e più critiche, l’architetto Roberto Mannocci storico presidente di Italia Nostra. Uno che gira con il taccuino e la penna a portata di mano per annotare le brutture che pervadono quella che - giustamente - è considerata un autentico gioiello. Peccato però che venga custodita male.

Architetto, è deluso dallo stato di conservazione del centro?

«Molto. E non potrebbe essere altrimenti. Si va a ruota libera perché non c’è da sapere quali sono le norme del regolamento dell’arredo urbano. Che in una città d’arte e di turismo è basilare».

È la sciatteria a dare particolarmente fastidio.

«Proprio così. Non c’è rispetto per nulla, ognuno fa come gli pare, non ci sono certezze».

Uno dei simboli della trascuratezza è il semaforo a servizio del pilomat collocato durante l’amministrazione Favilla davanti alla basilica di San Frediano. Un pugno in un occhio, non trova?

«Da tempo Italia Nostra protesta e chiede che venga eliminato. L’anno scorso avevamo incontrato l’assessore Francesca Pierotti, che ha la delega all’arredo urbano. Ci aveva detto di aver commissionato uno studio accurato e che da settembre avrebbe tratto le conclusioni. Non si è visto niente. Il semaforo davanti a San Frediano è sempre lì, nonostante le promesse del Comune di toglierlo».

In bella vista ci sono ancora i totem e i manifesti del 2011 che pubblicizzano la riapertura della Casa Puccini, oppure caprette pubblicitarie in mezzo alle strade o sui marciapiedi.

«Torno a dire che non va bene. Che ci vuole ordine e pulizia».

Altri esempi che la fanno arrabbiare?

«Le sedute formate da panchine e fioriere a forma di “pitale”, per usare un’espressione popolare. Attentati al buon gusto, ecco cosa sono. Mi si deve spiegare perché devono stare in piazza S. Maria Bianca accanto alla Colonna Mozza, che nel Medioevo serviva a indicare la fine del palio cittadino. E ce ne sono altre, identiche, orribili. Anche a fianco del Teatro del Giglio. E che dire dei gazebo di alcuni locali con pareti di plastica che chiudono i volumi?».

Ci sono anche i piolini a delimitare le piazze.

«Un insulto alla città».

Cosa chiede all’amministrazione comunale?

«Più niente, tanto ho imparato che non è in grado di dare risposte».

Duccio Casini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze