Il Tirreno

Lucca

Aprire attività deve diventare facile e rapido

di Barbara Antoni
Aprire attività deve diventare facile e rapido

L’assessore Lemucchi: «Sarà anche abolita la superficie minima per tutti i locali»

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LUCCA. Tramonta il vincolo della superficie per aprire una nuova attività di somministrazione cibi e bevande. Il requisito determinante, per bar e ristoranti sia dentro che fuori il centro storico, sarà legato agli adempimenti igienico sanitari: aprirà una nuova attività solo chi sarà in regola con queste previsioni. La discussione (fra Comune e categorie) sulle modifiche al regolamento per gli esercizi di somministrazione è in fase avanzata.

«La revisione - sottolinea l’assessore al commercio e attività produttive Giovanni Lemucchi - si impone alla luce delle ultime leggi sulla liberalizzazione del commercio e di varie sentenze del Tar che considerano la superficie minima come ostacolo alla libera iniziativa. La superficie minima, che già nel 2012 era stata ridotta dalla precedente amministrazione (per un ristorante, ad esempio, era passata da 160 a 90 metri quadrati, ndr) quindi sarà abolita».

E non è l’unica rivoluzione che il nuovo regolamento per gli esercizi di somministrazione porterà con sé. Il confronto con le categorie, ad ampio raggio, procede e a breve, annuncia Lemucchi, i risultati saranno messi per iscritto.

Gli esercizi di vicinato saranno interessati da cambiamenti normativi?

«Saranno modificate anche le regole per gli esercizi di vicinato, per tutti quegli artigiani che operano nella preparazione di cibi senza servizio ai tavoli. A chi sarà in regola con le norme igienico sanitarie sarà consentita qualche possibilità in più di avere suolo pubblico e posti a sedere per i clienti.

Anche un negozio di vicinato dovrà dotarsi di servizi igienici?

«Mi sembra che sia una questione di accoglienza per tutta la città. Se prepari del cibo e se dai la possibilità di consumarlo stando seduti, il cliente deve avere la possibilità di lavarsi le mani prima di mangiare, di usare il bagno. E i servizi dovranno poter essere utilizzati da tutti, senza escludere i portatori di handicap».

Arredo urbano. Altra discussione aperta, altro regolamento in ballo. A che punto siamo ad esempio per i gazebo e relative paratie? Se ne vedono di tutti i tipi in giro.

«Abbiamo fatto anche uno studio approfondito col centro Celsius. Soprattutto vogliamo regolamentare la questione dei divisori. Nel vecchio regolamento i divisori non potevano superare il metro e mezzo di altezza, ma poi succede che quando piove per chiudere il tratto tra il divisorio e l’ombrello del gazebo si utilizzano i sistemi più disparati, anche i teloni di nylon che non sono certo belli a vedersi. Stiamo valutando di alzare il livello dei divisori con l’utilizzo di scorrevoli, così da ridurre la distanza dalle coperture e impedire che la pioggia entri. Così si eliminerebbero tante brutture».

Anche le regole sulle pedane dei gazebo saranno oggetto di revisione?

«Stiamo valutando se evitare lo smontaggio delle pedane per alcuni periodi. Quello che ci preme è dare vita a un regolamento univoco, che valga per le attività del centro e quelle che hanno sede nelle altre zone della città. Ovviamente, per gli esercizi nel centro storico saranno previste peculiarità aggiuntive. Il nostro intento è di dare uniformità agli arredi, di conferire il più possibile caratteristiche comuni».

E per le fioriere?

«Confermiamo l’utilizzo esclusivo di quelle in coccio. Stiamo verificando la possibilità di consentire anche quelle appese al muro».

Tante regole nuove, ma poi come e quanto si controllerà la loro effettiva applicazione?

«Una volta che tutti i regolamenti avranno superato i passaggi istituzionali e saranno approvati, chi non li rispetterà si assumerà le sue responsabilità.

«I comportamenti contro regola saranno sanzionati. Cerchiamo di andare incontro alle attività su questi campi e non solo: ci aspettiamo il rispetto delle regole».

Su quali altri fronti state lavorando per agevolare le attività?

«Lavoriamo sulla semplificazione delle procedure che riguardano il suolo pubblico e che oggi sono farraginose. Devono essere sveltite le pratiche ad esempio di chi ha già usufruito del suolo pubblico e ne chiede il rinnovo. Sta andando bene il lavoro del Suap sul progetto della pratica telematica, oltretutto riduce i margini di errore e crea meno problemi di archiviazione. Almeno sul miglioramento di strumenti che hanno bisogno di pochi investimenti economici stiamo cercando di velocizzare i tempi».

Il mercato del Carmine. Altra questione cruciale per il centro storico e la città intera. Dopo il tavolo aperto in seno a Confcommercio per dare vita a un mercato agricolo di filiera c’è qualche altra novità?

«Negli ultimi mesi ho incontrato persone e gruppi, lucchesi e di fuori (uno di questi anche Conad, ndr), che avevano manifestato interesse a utilizzare la struttura. Che piace a tutti, ma ci si ferma sempre quando si affronta la questione finanziaria. I ritorni economici di un business plan che prevede investimenti per sette milioni e mezzo in ristrutturazione sono molto lontani nel tempo, e gli investitori, a maggior ragione oggi, non sono disponibili a tanto, anche se noi avevamo proposto l’allungamento delle concessioni. Così col sindaco abbiamo cercato di capire se senza costi è possibile riattivare almeno una parte del mercato del Carmine».

E l’idea quale sarebbe?

«Di usare per adesso la sola parte del chiostro escludendo quella della chiesa. Abbiamo avuto anche richieste di utilizzo dei fondi da parte di operatori, oltre che dalla Confcommercio per il mercato. Adesso si impongono scelte sulle concessioni: se si percorre questa strada bisogna allungarne i tempi. Abbiamo fatto sopralluoghi: in molti fondi, fino ad alcuni anni fa occupati, non ci sono grandi lavori da fare; in molti casi l’impianto elettrico è già a posto, i fondi devono essere liberati e rinfrescati».

I lavori da fare di chi saranno competenza?

«Vediamo. Se li fanno gli operatori, li sconteremo sulle concessioni».

Da quali settori sono arrivate le richieste per i fondi?

«Sempre dal settore agroalimentare, ma anche da artigiani e da fotografi per allestirvi mostre. Adesso ce ne sono due aperte e funzionano. Anche il progetto del mercato di filiera corta nato dall’iniziativa di Confcommercio va avanti».

Come sarà strutturato quindi questo primo riutilizzo del chiostro?

«Pensiamo di usare l’entrata piccola del Carmine e chiudere quella grande e quindi l’accesso alla chiesa, la parte più danneggiata dell’intero complesso. In tutto sono quattromila metri quadrati: l’area del chiostro ne abbraccia all’incirca un migliaio; l’area della ex chiesa e delle cantine, da sole circa mille metri quadrati, è la parte più estesa».

Quali tempi si è data l’amministrazione per decidere se percorrere questa strada riguardo il Carmine?

«A questo punto vogliamo decidere nel giro di qualche mese, ma potrebbero realmente esserci margini con questa nuova idea, che parte da punti fermi, in primo luogo la vocazione delle attività all’interno del Carmine: solo attività agroalimentari e di qualità. Se la situazione non si sblocca in qualche modo adesso si rischia di lasciar passare anni prima che qualche investitore privato si trovi nella condizione di poter scommettere su un’operazione tanto importante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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