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Poste chiuse, il Comune parte con l’azione legale

Poste chiuse, il Comune parte con l’azione legale

BAGNI DI LUCCA. Passo avanti nella vicenda legata al braccio di ferro tra Poste Italiane e il comune di Bagni di Lucca che, proprio nei giorni scorsi, ha avviato le procedure di ricorso contro l’azie...

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BAGNI DI LUCCA. Passo avanti nella vicenda legata al braccio di ferro tra Poste Italiane e il comune di Bagni di Lucca che, proprio nei giorni scorsi, ha avviato le procedure di ricorso contro l’azienda.

L’amministrazione della cittadina termale si è infatti rivolta al presidente della Repubblica per contestare la decisione della società di chiudere l’ufficio corrispondenze sito a Montefegatesi, la frazione montana più distante dal capoluogo. Tra le motivazioni che hanno spinto il comune verso questo decisione: la particolare situazione geografica del paese, la difficoltà di percorrenza nei mesi invernali della strada che congiunge Bagni di Lucca alla località e, infine, l’elevata concentrazione di popolazione anziana priva di mezzi di locomozione propri per raggiungere gli sportelli a valle (distanti 15 km). «Nell’inverno 2012 – spiega il sindaco Massimo Betti – il Comune è venuto a conoscenza, mezzo stampa, dell’esistenza di un piano di riorganizzazione promosso da Poste che mirava a chiudere un elevato numero di uffici in tutta la provincia. A dicembre l’azienda ha così dismesso gli sportelli di Isola e Montefegatesi e noi abbiamo preso contatto con Uncem Toscana che si è già occupata di casi analoghi al nostro. Proprio Uncem ci ha messo a disposizione l’avvocato Angelita Paciscopi del foro di Lucca che ha predisposto il ricorso».

Nel documento redatto dal legale, prosegue Betti, «abbiamo voluto evidenziare che l’ente Poste Italiane è il concessionario del servizio postale universale e che deve pertanto garantire la prestazione d’opera su tutto il territorio, a prezzi accessibili e senza distinzioni relative alla collocazione geografica delle località; il tutto in base alla direttiva comunitaria 97/67. Tra l’altro il numero di operazioni effettuate dallo sportello di Montefegatesi nei giorni di apertura (tra le 150 e le 180 giornaliere) ripagava ampiamente la presenza di un impiegato e il costo dell’attività». «L’accentramento e la cosiddetta razionalizzazione dei servizi – conclude Betti – mal si sposano con il territorio italiano e la presenza di insediamenti storici da salvaguardare e non da impoverire. Con il ricorso al presidente della Repubblica abbiamo voluto dare un segnale forte a tutela della nostra comunità che, ad oggi, si trova nell’impossibilità di usufruire di diritti primari e fondamentali».

In attesa del risultato del ricorso, il sindaco e il presidente di Uncem Oreste Giurlani incontreranno la popolazione di Montefegatesi entro fine mese per illustrare servizi pubblici alternativi pensati per le zone disagiate.

Chiara Lammari

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