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Rissa in carcere due detenuti in ospedale

LUCCA. Clima sempre teso nel carcere di Lucca. Sabato mattina è scoppiata una rissa fra i detenuti della III sezione, dove sono complessivamente ristrette 67 detenuti. Arabi, georgiani, italiani e...

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LUCCA. Clima sempre teso nel carcere di Lucca. Sabato mattina è scoppiata una rissa fra i detenuti della III sezione, dove sono complessivamente ristrette 67 detenuti. Arabi, georgiani, italiani e rumeni si sono affrontati colpendosi con caffettiere, lame delle scatolette e altro.

Due detenuti, un marocchino e un rumeno, sono stati violentemente colpiti e si è reso necessario portarli all’ospedale.

Pare che le ragioni siano conseguenza di precedenti alterchi tra alcuni dei detenuti coinvolti.

La rissa, breve ma violenta, solo per il pronto intervento di altri agenti da altri posti di servizio ha evitato pericolosissime conseguenze.

«Nonostante tutto, dunque, i colleghi intervenuti sono riusciti ad evitare più gravi e pericolose conseguenze.

«Ma cos'altro dovrà accadere o dovrà subire il nostro personale di polizia penitenziaria perché ci si decida ad intervenire concretamente sulle criticità di Lucca? - si chiede Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Sappe - . La carenza di personale di polizia penitenziaria – circa 40 tra agenti, sovrintendenti e ispettori in meno negli organici – il pesante sovraffollamento (sono circa 140 i detenuti dei quali il 60% circa gli stranieri) con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri agenti) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Episodi di violenza che sono inaccettabili e vanno stigmatizzati e contrastati con fermezza».

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