Il Tirreno

Lucca

Sono i giovani la risorsa del volontariato

Molti a Lucca si mettono insieme al di fuori delle organizzazioni tradizionali, ma lavorare nel terzo settore non è facile

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Un futuro possibile per l'Italia c'è. Ha un nome: terzo settore. E degli attori protagonisti, ma troppo spesso non riconosciuti: i giovani. Sono tanti quelli che fanno volontariato e che si occupano di sociale, molti quelli che si autorganizzano e si mettono insieme, anche al di fuori delle classiche organizzazioni di volontariato. I giovani che fanno della solidarietà pane quotidiano, con una voglia matta di cambiare l'Italia, esistono e uno spaccato di questo mondo variegato è visibile al Festival del Volontariato. Tanti i giovani che si sono alternati agli stand delle varie associazioni nei locali dell’ex Real Collegio, tantissimi quelli che hanno voglia di raccontare la propria esperienza, mettendo in relazione la storia di ognuno per scrivere un vissuto collettivo da far conoscere e da cui ripartire.

Sono delusi dalla politica, alcuni studiano, altri si alternano tra lavori precari e altri ancora sono disoccupati, ma vedono nel terzo settore e nel fare rete la possibilità di investire, di crescere e di trovare un'occupazione.

A Lucca non potrebbe essere diversamente se si considera che in provincia ci sono oltre 530 associazioni di volontariato e che c'è la densità più alta di organizzazioni e cooperative sociali per abitante rispetto agli altri capoluoghi toscani.

«Nelle organizzazioni di volontariato tradizionali – spiega Alessandro Ghionzoli, segretario della delegazione di Lucca del Cesvot – si vive una crisi generazionale, ma non si può dire che i giovani che fanno volontariato e che si occupano di sociale siano diminuiti. A Lucca, come nel resto della regione, si sta verificando un fenomeno interessante: sono sempre di più i giovani under 30 che scelgono di creare nuove reti di partecipazione evitando le tradizionali associazioni di volontariato già presenti sul territorio. C'è questa forma di autorganizzazione molto positiva: il volontariato tradizionale non si rinnova perché i gruppi dirigenziali sono tutti occupati da persone anziane, così succede che ragazzi di 20 o 30 anni si mettono insieme per lavorare nel sociale sotto vari punti di vista: comunicazione, informazione, promozione, progettazione e diffusione di buone pratiche».

«Sono volontaria della Croce Rossa – racconta Giulia, 20 anni e il sogno nel cassetto di fare la logopedista – il volontariato crea mescolanza, ti fa mettere in discussione e può essere una risposta utile in un momento di crisi, perché favorisce la trasmissione di valori fondamentali, offre un aiuto concreto ai problemi, stimola la crescita di cittadini migliori».

La pensa così anche Matteo, volontario della Croce Verde, che rilancia: «Vogliamo un futuro in cui vincano l'onestà, la curiosità, l'innovazione. E dove la solidarietà trovi un percorso naturale per la costruzione di una società migliore. Trovare uno sbocco lavorativo nelle associazioni di volontariato è molto difficile, anche perché la figura del volontario non prevede per legge una retribuzione. Certo sarebbe bello poter continuare a lavorare in questo ambiente, magari acquisendo una maggiore professionalità».

Lavorare nel terzo settore non è così facile: le riduzioni e il blocco degli stanziamenti sono state sentite in tutti i campi e a pagarne le conseguenze, oltre ai cittadini, sono stati anche gli operatori impegnati in prima persona e gli esperti del sociale. Chi voleva tentare una strada con il servizio civile nazionale si è visto bloccare il concorso e chi prova a intraprendere una carriera in questo ambiente trova molte difficoltà, a partire da quelle economiche.

Come Diana, Stefano e Veronica, che studiano a Roma comunicazione sociale nel terzo settore.

«Di lavoro ce ne sarebbe tanto – spiegano – il problema è che non ci sono soldi. Le organizzazioni stesse dovrebbero riconoscere l'importanza dei comunicatori sociali, invece molto spesso succede che per mancanza di fondi e per mancanza di cultura le organizzazioni molto spesso non sanno raccontarsi bene. In Italia c'è una forte tradizione del terzo settore, dovuta anche alle carenze del welfare. Nonostante questo però non si riesce a capirne fino in fondo l'importanza e la possibilità di sviluppo in futuro. C'è un ostacolo all'ingresso: vengono offerti lavori precari e poco retribuiti e molto spesso stage full time gratuiti».

Ecco che allora diventa davvero importante fare rete: mettendo insieme professionalità diverse è più facile scrivere progetti, accedere ai finanziamenti e tracciare la strada per il futuro del terzo settore in Italia.

Nadia Davini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web