Il Tirreno

Lucca

Dai linchetti ai romanzi Cagliostrino fa centro

di Paola Taddeucci
Dai linchetti ai romanzi Cagliostrino fa centro

Serena Pieruccini ha lasciato la massofisioterapia e dà sfogo alla sua creatività Burattini, pupazzi e un libro premiato come miglior “urban fantasy” per adulti

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LUCCA. Vive tra linchetti, draghi, folletti, vampiri, scheletri, teschi, zombie e streghette. Creature di fantasia, nate dalla sua immaginazione, che lei realizza con la cartapesta, facendone tanti burattini e pupazzi colorati e originali, ai quali ha dato nomi buffi e bizzarri: Lillo Mirtillo, Ghiandolfo, Nannufero, Lavandulo, Simon Taffanà, Samaina, Poppy Pop, Carbonchio, tanto per citare alcuni dei mille personaggi cui dà forma da 13 anni. E molti di loro diventano, poi, protagonisti dei suoi romanzi. Ma nel mondo di Serena Pieruccini non scorrono sangue, pesantezza o paura.

E' piuttosto un'atmosfera dolcemente dark quella evocata dalla scrittrice-artigiana lucchese, Cagliostrino il nome d'arte, che porta le sue creature in mostra in tutta Italia e il cui romanzo d'esordio, non a caso intitolato “Dolcemente tenebroso. Il risveglio di Lucilla”, l'anno scorso, ha vinto il primo premio come miglior urban fantasy italiano per adulti.

Il libro – con una vampiretta, un gatto un po' stregatto e un commissario di polizia tra i protagonisti – gioca abilmente tra misteri e ironia ed è arrivato alla seconda ristampa.

Com’è bella la notte. «Mi piace la notte – dice Serena – perché allarga i confini del reale quotidiano, con la sua crudele tangibilità, dove il fantastico viene relegato in un minuscolo spazio. E la realtà è molto più paurosa dei mostri, maschere ironiche che ci salvano da quello che viviamo tutti i giorni. Questo mondo reale oscilla sotto di noi, restare in piedi è più che una sfida, se ci facciamo prendere dal panico è finita e solo riuscendo a metterla sul gioco c'è una possibilità contro la nausea. Quando dico questo mondo mi rivolgo al quotidiano, alla vita sociale, non al mondo in sé dove la meraviglia inizia all'alba per divenire incredibile nel sole, magica al crepuscolo, dolce e smisurata nella notte».

Dai massaggi alla cartapesta. 40 anni, studi al liceo artistico, alla cartapesta e alla scrittura Serena è arrivata relativamente tardi. Fino al 2009 lavorava come massofisioterapista, cui si era avvicinata, conseguendo vari diplomi, grazie allo sport, in particolare l'atletica.

«Il massaggio – racconta – mi ha regalato una manualità più controllata e la bellissima esperienza di impastare pelle e carne, una sensazione unica per le mani che solo chi adora i materiali plasmabili può capire».

Ma non era contenta del lavoro di massofisioterapista. Voleva disegnare e scrivere. Lo ha fatto fin da piccola, quasi sempre di nascosto.

Una piccola rompiscatole. «Ero curiosa – prosegue – e rompevo le scatole al prossimo chiedendo storie fantastiche e di paura. Un mondo che mi affascinava, mi permetteva di evadere dal reale e immaginarmi qualcosa di migliore. Ascoltavo ore e ore i racconti di mia nonna, le leggende e le storie tradizionali, così ricche di zone d'ombra che io mi divertivo a riempire con la fantasia, scrivendo e disegnando».

A quel mondo ha sempre continuato a pensare, anche da adulta. Prima di imparare a fare massaggi, ha lavorato in fabbrica.

E pure lì s'inventava storie e personaggi, partendo sempre dal disegno. Una volta diventata massofisioterapista, nel tempo libero disegnava, scriveva e in più lavorava la cartapesta, dopo averne imparato le tecniche e la pratica, realizzando personaggi che evocavano quel mondo fantastico e notturno da lei sempre immaginato.

I primi burattini. Nel 2000 le furono commissionati i primi burattini e andava per mercati a venderli.

«Ma era ancora un hobby – riprende – un secondo lavoretto saltuario». Quattro anni fa la svolta. «Ho trovato la mia situazione ideale – riprende Serena - in una casa piena di gatti, con un cane e un marito fatto su misura per me, così ho lasciato i massaggi e mi sono dedicata esclusivamente alla cartapesta e alla scrittura».

Il nome d’arte. Un chiaro riferimento a questa situazione ideale è la scelta del nome d'arte, Cagliostrino: omaggio al più grande dei suoi sei gatti, che si chiama appunto Cagliostro. Il premio al suo primo romanzo le ha dato una sicurezza enorme, oltreché grande soddisfazione e la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, quattro anni fa. Così le storie immaginate da tempo sono tutte lì, pronte ad essere scritte, insieme a tante nuove.

«Ne ho una marea – dice -, tra cui altre due avventure di Lucilla e un romanzo gotico sulle leggende lucchesi, che sto ultimando».

Nuovi personaggi. E così pure i personaggi di cartapesta. Il suo idolo e riferimento è Tim Burton – il regista statunitense autore di film culto come “Nightmare before Christmas” e “La sposa cadavere” – alle cui atmosfere si richiama “Il risveglio di Lucilla”. A Burton, poi, Serena ha dedicato un burattino che si chiama Tim Bartolo e somiglia a Jack, il re della città di Halloween protagonista proprio di “Nightmare before Christmas”.

«Appena ho visto i suoi film - dice Serena – ho riconosciuto parte del mio mondo. Sarebbe un sogno lavorare con lui».

Ma altri sogni, che portano meno lontano, popolano la sua mente.

Una mostra di linchetti. Il più desiderato è una mostra dei suoi linchetti, i folletti della tradizione lucchese, in occasione delle feste del Settembre a Lucca.

«Sono più conosciuta fuori – conclude – che nella mia città, dove eccetto che ai padiglioni di Lucca Games durante i Comics, non ho mai esposto i miei lavori. Mi piacerebbe poterlo fare proprio con i linchetti nel mese che ricorda le tradizioni più antiche della città».

Il suo desiderio, peraltro, si base su un’esperienza diretta: il riscontro avuto durante un’iniziativa a Villa Lazzareschi di Camigliano, dove in un banchetto mise in mostra i suoi folletti.

«C’erano tanti bambini che chiedevano cosa fosse il linchetto ai loro nonni e ai propri genitori. E loro si mettevano a raccontare. Era bello questo scambio tra generazioni sulle storie tradizionali e sulle leggende locali. Mi piacerebbe davvero esserne artefice ancora una volta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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