Il Tirreno

Lucca

Malumori in fabbrica: «Troppi sacrifici»

di Luca Cinotti
Malumori in fabbrica: «Troppi sacrifici»

L’intesa non convince molti operai. Braccini (Fiom): «Non sono stati toccati gli elementi della retribuzione»

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FORNACI DI BARGA. Il giorno dopo l’accordo che salva i 142 posti di lavoro, fra i dipendenti di Kme c’è poca voglia di festeggiare. Le condizioni “imposte” dall’azienda per tornare indietro sugli esuberi creano più di un malumore. E c’è chi prevede anche «sorprese» nel referendum che, dopo l’assemblea, dovrà ratificare l’intesa siglata a firenze fra le tre confederazioni sindacali e la proprietà dello stabilimento di Fornaci. Ma Masismo Braccini, dela Fiom, spiega: «Non sono stati toccati gli elementi della retribuzione, ma eliminati dei premi che comunque non sarebbero stati raggiunti».

Molto del mal di pancia si sfoga su Internet: da tempo è attivo un gruppo Facebook che chiede il salvataggio di Kme Italia. E proprio qui, soprattutto nei giorni e nelle settimane scorse, si è assistito a critiche feroci non solo all’azienda (fin qui niente di strano), ma anche ai rappresentanti sindacali che conducevano la trattativa. Dopo l’accordo in molti hanno deciso però di ringraziarli pubblicamente, anche se non rimangono i distinguo. Come quelli di Leonardo Ghiloni che dopo la premessa che «i sindacati non potevono fare di più» attacca: , «Certo in pochi mesi vedersi levare delle cose conquistate con tanto sacrificio fa male. Il lavoro di posso assicurare che non manca anzi... I sindacati se mai dovevano cercare di far diminuire lo stipendio anche ai nostri “capoccioni”».

Perché, inutile girarci troppo intorno, il problema dei problemi è quello del taglio in busta paga, che supera i 120 euro lordi al mese, almeno per l’anno in corso. «È un sacrificio molto grosso» spiega Ghiloni, aggiungendo che si aggiunge inoltre ai «sacrifici che facciamo noi turnisti».

Ghiloni parla anche di possibili «sorprese» al referendum, che potrebbe tenersi entro la prossima settimana: «Sento nei vari reparti che molti operai sento nei vari reparti che hanno intenzione di votare no e fare saltare l'accordo».

Massimo Braccini, segretario provinciale della Fiom-Cgil e uno dei partecipanti alla trattativa con Kme, spiega però come stanno le cose. «Innanzitutto - esordisce - deve essere chiaro che non sono stati toccati gli elementi base della retribuzione. È stato eliminato un premio di risultato che in ogni caso, visti i risultati dell’azienda non ci sarebbe stato». Ed è da molti anni, almeno dal 2007, che Kme non raggiunge risultati in grado di far scattare i premi: se finora questo non aveva inciso sulle retribuzioni era stato solo per le trattative portati avanti proprio dai sindacati.

Ma la crisi degli ultimi anni aveva ormai portato a un punto di non ritorno: «Siamo di fronte a un’azienda tecnicamente fallita. Certo, so che si tratta di sacrifici che chiediamo a lavoratori che già si sono sacrificati in passato. E so che c’è chi dice che non è giusto. Ma allora, dico io, non è giusto nemmeno andare avanti da otto anni con un salario decurtato dagli ammortizzatori sociali. Grazie a una lotta dura, sostenuta da tutti gli operai, siamo riusciti a trovare un accordo che crea le condizioni per il ritorno a un orario pieno e a un salario pieno, sperando di agganciare la ripresa. Quello che manca, piuttosto, è una vera politica industriale che salvaguardi impianti fondamentali per il Paese come il forno Asarco».

Intanto, ieri sera, è stata annullata la seduta del consiglio comunale aperto di Castelnuovo: dopo l’accordo, infatti, si è pensato di aggiornare l’incontro ad altra data.

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