Il Tirreno

Lucca

Gabrielli: «La protezione civile deve essere di tutti i cittadini»

di Nadia Davini
Gabrielli: «La protezione civile deve essere di tutti i cittadini»

Il capo del dipartimento parla in palazzo Ducale ed esalta il ruolo del volontariato Preoccupazione invece per la messa in sicurezza del territorio: «Il nostro è un Paese arretrato»

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LUCCA. Quale futuro per la protezione civile? «La protezione civile è partecipazione». Franco Gabrielli, parafrasando una canzone di Giorgio Gaber, vorrebbe che fosse così l'organismo di cui è al vertice.

Il capo dipartimento della protezione civile è intervenuto ieri durante la seconda giornata del Festival del Volontariato, intervistato dal giornalista del Corriere della Sera, Luca Mattiucci, sul futuro della Protezione civile nel sistema paese.

«Quando parlo di protezione civile – ha spiegato – e di quello che deve diventare la protezione civile in Italia mi riferisco al fatto che in questo paese ci dovrebbero essere 60milioni di operatori di protezione civile». Le parole di Gabrielli sono chiare e non lasciano niente al caso: per lui, e per la sua squadra, sono stati due anni impegnativi, dove c'è stato molto da ricostruire, a partire dalla credibilità, dopo gli scandali e le inchieste sulla gestione dei cosiddetti “Grandi eventi” che hanno coinvolto anche il predecessore di Gabrielli, Guido Bertolaso.

Non ha risparmiato critiche ai governi e alle leggi che sono state approvate, si è soffermato sull'importaza dei volontari, sull'importanza della prevenzione e della salvaguardia del territorio e sul ruolo dei cittadini per garantire una reale sicurezza del luogo in cui vivono.

«In questo paese quando riformiamo, riformiamo sempre al ribasso – ha dichiarato Gabrielli –. Dico sempre che dopo la legge 10 e la legge 100 sulla Protezione Civile ora servirebbe la legge 1000 per chiarire una volta per tutte cosa vogliamo che sia oggi questo organismo. Ciò che è davvero sconfortante è che molti comuni non si sono dotati di un piano di protezione civile e cosa ancora più grave è che spesso anche laddove esistono i piani non esiste poi una reale rispondenza sul territorio».

Per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio, Gabrielli ha una posizione precisa: non spetta alla protezione civile occuparsene. «Il problema – ha spiegato – è che questi temi non sono sentiti dalla gente e, di conseguenza, dalla politica. Le persone non sentono prioritarie le questioni legati alla salvaguardia del territorio se non quando l'emergenza le colpisce in prima persona: da questo punto di vista il nostro è un paese arretrato».

«Ecco perché il volontariato va sostenuto – ha continuato - è una colonna nel sistema di protezione civile italiano. Immagino un volontariato che non sia solo strumento nelle emergenze. Il volontariato organizzato in protezione civile, invidiato da tutto il mondo, è di grandissima importanza per coinvolgere i cittadini perché è luogo di contaminazione, di scambio e fa da collante con le istituzioni».

Un patrimonio che è stato importante e che lo sarà anche in futuro. Perché, inutile nasconderlo, i momenti difficili non mancheranno: « È dal terremoto dell'Irpinia - ricorda il prefetto Gabrielli - che l'Italia non vive un altro fenomeno di quella portata. Il nostro paese è inevitabilmente soggetto ad un altro importante terremoto. Non sapremo quando succederà, né come, né dove, ma sappiamo che succederà: il mio sogno è che tutto il paese sia ugualmente e adeguatamente attrezzato per affrontare situazioni simili. E su questo c'è ancora molto da lavorare».

L'atto di cui Gabrielli è più orgoglioso? «Nei tre esercizi finanziari che ho fatto – ha concluso – non ho toccato un euro alla voce di spesa del volontariato a fronte di un taglio, nel 2013, del 56 per cento.

«Oggi ci troviamo in una situazione difficile, ma crediamo che l'unica via sia quella di ripartire dal cittadino, inteso non come entità passiva e bisognosa di assistenza, ma come parte attiva della prevenzione e della protezione. È questo il futuro della protezione civile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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