Il Tirreno

Lucca

Wepa incrocia le braccia È il giorno della rabbia

di Nicola Nucci
Wepa incrocia le braccia È il giorno della rabbia

Produzioni ferme ieri a Salanetti e presidio contro i 70 licenziamenti Il sindacato: l’azienda ritiri la mobilità, non ci sono lavoratori di serie B

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CAPANNORI. Scioperi articolati fino a domani negli stabilimenti Wepa di Salanetti e Fosso Ralletta. L’adesione alla protesta, che ha preso il via giovedì sera, quando l’azienda ha comunicato l’intenzione di licenziare settanta addetti dei reparti extra produzione - ha registrato un'adesione pressoché totale («il 100 per cento», fanno sapere i sindacati).

Ieri poi alle 12 gli operai sono usciti dai cancelli fermando le fabbriche. Rabbia, preoccupazione per il futuro e per le proprie famiglie. L’annuncio che si temeva, da parte dell’azienda, è arrivato.

Mobilitate le Rsu, con decine di lavoratori che si sono ritrovate davanti allo stabilimento nella zona industriale di Salanetti con bandiere e striscioni dei sindacati, decisi a non demordere nella vertenza (anzi nelle vertenze) aperte con la proprietà del gruppo cartario. Muro contro muro. Si sono subito mosse anche le istituzioni al fianco dei lavoratori. Proveranno una mediazione difficile ma inevitabile con i vertici della multinazionale tedesca. Intanto per il 15 aprile in Provincia è stato convocato un incontro tra enti e parti sociali, con l'esclusione in questa prima fase del gruppo dirigente della Wepa che sarà convocato in un secondo momento.

La protesta. C’è grande preoccupazione da parte dei sindacati di categoria, Slc Cgil e Fistel Cisl, per le sorti dei siti industriali del gruppo Wepa e ieri mattina nel corso del presidio hanno ribadito con forza il loro «no al piano industriale comunicato dall'azienda che vuole tagliare 70 posti di lavoro e non ha pagato il premio di produzione per il 2012 che ha legato alla reddittività anziché alla produttività dei lavoratori. Una proposta inaccettabile», sottolinea Andrea Franceschini della Cgil. «Se le cose vanno male quei soldi sono persi», fa eco la Rsu.

«Questo piano industriale, che ci è stato comunicato giovedì alle 18 è un grande passo indietro rispetto al penultimo accordo del 2011 dove si parlava di un taglio del personale di 120 operai poi ridotti a 50, ma i 70 esuberi scongiurati allora sono stati riproposti. Una situazione che, sia pure in fase diversi, si trascina dal 2007. La fabbrica di Salanetti non sarà più la casa madre, ma una filiale europea. Così la proprietà vuole tagliare una serie di figure che ritiene superflue e che sono invece sono fondamentali per l'attività produttiva».

I lavoratori dichiarati in esubero dall'azienda sono lavoratori indiretti (magazzinieri, addetti al carico e alla logistica, meccanici, manutentori).

«Ma non sono operai di serie B, diretti o indiretti sono tutti importanti - dice con toni accesi Walter Fattore, segretario della Fistel Csil – e questa è una lotta per salvaguardare diritti fondamentali come lo sciopero. I costi di questo piano sono scaricati sui lavoratori che hanno contribuito a fare prosperare il più grande distretto cartario europeo. Un modello sbagliato».

In serata la Fistel Cisl fa sapere che «se sono concrete le aperture al dialogo dichiarate dall’ad di Wepa Cristiano Battelli, gli chiediamo di aprire il confronto e di ritirare la procedura di mobilità aperta. Questo gesto servirebbe a ripristinare un livello accettabile di relazioni industriali e al conseguente contenimento dello stato di agitazione sindacale».

Intanto il 22 aprile c'è l'udienza davanti al giudice del lavoro dopo la denuncia dei sindacati a carico dell’azienda per comportamento antisindacale in seguito alla serrata avvenuta allo stabilimento di Fosso Ralletta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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