Sicurezza
Stop ai licenziamenti, stipendi più magri
Organico garantito fino al 2015 e cassa integrazione per tutti i dipendenti. In busta paga 120 euro in meno al mese
FORNACI DI BARGA. L’ultima maratona è durata 25 ore nella sede di Assindustria a Firenze: una seduta no-stop da martedì mattina a mercoledì mattina al termine della quale Kme Italia ha ritirato le 275 lettere di licenziamento (142 delle quali in valle) a fronte di una significativa riduzione dello stipendio.
Che la firma di un accordo fosse nell’aria lo si era capito già da alcune settimane. Ma ancora erano da mettere nero su bianco alcuni dettagli. E visto che nei dettagli si nasconde spesso il diavolo, i problemi potevano essere dietro l’angolo. Alla fine, però, i sindacati sono riusciti a strappare due risultati che stavano loro a cuore. Il primo, già ricordato, è quello del ritiro dei licenziamenti negli stabilimenti italiani: oltre a Fornaci di Barga, quelli di Campo Tizzoro nel pistoiese e di Serravalle Scrivia (in provincia di Alessandria). Oltre a questo, la garanzia di non avere licenziamenti fino al termine del 2015.
Il secondo è l’assicurazione di aumentare il carico di lavoro del forno Asarco, portando commesse anche dalla Germania: «Si trattava di un punto essenziale - spiega Massimo Braccini, segretario provinciale della Fiom Cgil - per avere un impianto che possa agganciare un’eventuale ripresa economica».
Nel dettaglio, spiega una nota di Kme Italia, «saranno posti in mobilità solo coloro che accetteranno volontariamente di lasciare l’azienda». Per chi, invece, decide di rimanere, ci potranno essere diverse strade: «l’azienda si impegna - si legge infatti nel comunicato - a verificare soluzioni come il tempo parziale, il ricollocamento in ruoli svolti in precedenza da personale con contratto a termine o da dimissionari, trasferimenti volontari in altri sedi, internalizzazione di attività». Al di là di tutto questo, tuttavia, saranno utilizzati per tutto il personale (operai e impiegati) gli ammortizzatori sociali disponibili: e non è un mistero che è probabile una cassa integrazione a zero ore a rotazione fra i dipendenti.
Fin qui i risultati positivi per i lavoratori. Sull’altro piatto delle bilancia, quello dei sacrifici, vanno contabilizzati invece tagli sensibili nelle buste paga. Per la durata dell’accordo, infatti, è stato istituiti un nuovo premio di risultato che sarà completamente variabile e andrà a sostituire i vari incentivi in vigore. Pochi si illudono, però, sull’ammontare di questa cifra che molto probabilmente sarà pari a zero.
E così, in busta paga, l’effetto sarà il venir meno dei premi finora ricevuti. Un calcolo che porta a oltre 1.500 euro l’anno, pari a circa 120 euro (lordi) al mese.
«Siamo ben consapevoli che si tratta di un sacrificio pesante per i lavoratori - spiega Braccini - ma era l’unica maniera per evitare di vedere l’azienda andare allo smantellamento. La situazione della società rimane critica e questo è un piano di salvataggio: ma è l’unica speranza che abbiamo di poter agganciare la ripresa».
Concetti che, almeno nella sostanza, vengono espressi anche nella nota della proprietà: «Il compromesso raggiunto impone sacrifici a tutte le parti in causa, ma la gravità del contesto economico richiede azioni forti e responsabilità da parte di tutti. Viene, in questa logica costituita una commissione economica congiunta, composta da un rappresentanti sindacali e aziendali, con il compito di valutare periodicamente gli andamenti economico-finanziari delle attività italiane».
E i lavoratori saranno chiamati presto a dire la loro sull’accordo: a breve sarà convocata un’assemblea e, probabilmente entro la fine della prossima settimana, si terrà il referendum fra i dipendenti.
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