Finanza
Invito al dialogo anche per rivedere i tagli
Battelli, ad del gruppo cartario, apre ai sindacati: «L’importante è darsi i tempi per tutti i confronti»
CAPANNORI. Comprende il contraddittorio, la protesta dei lavoratori e dei sindacati. E pensa che l’unico modo per fare il meglio per il destino dei lavoratori e di Wepa, il colosso cartario ex Kartogroup che solo a Salanetti supera i trecento addetti, sia parlare. Dialogare con i sindacati. Solo col dialogo potrebbero aprirsi spiragli, per esempio sul numero di licenziamenti previsti dal secondo piano di ristrutturazione aziendale, un taglio di personale che, nelle intenzioni, andrà a interessare gli addetti extra produzione: manutentori, impiegati, portieri, addetti a logistica, finanze e controllo. Così Cristiano Battelli, bolognese, amministratore delegato di Wepa Lucca; l’ultimo incarico prima di Wepa è stato alla Birds Eye, azienda proprietaria di marchi alimentari freddo.
Ii numero di licenziamenti potrebbe essere rivisto?
Il numero dipende molto dalle circostanze, che possono mutare. È diverso utilizzare leve operative da soli dal lavorare insieme a istituzioni e sindacati. Per questo il dialogo è fondamentale.
Che cosa ha portato il gruppo tedesco Wepa a rivedere per la seconda volta l’organico degli stabilimenti italiani?
Quando Wepa rilevò la parte italiana di Kartogroup fece un gesto molto ottimista e generoso. Perché considerava e considera il mercato italiano come strategico. Salanetti ha realizzato un fatturato di 200 milioni nel 2012. Il gruppo punta sullo sviluppo del mercato italiano e all’estero di quello balcanico e del Mediterraneo meridionale. Il fatto è che ci sono stati cambiamenti nell’organizzazione. Kartogroup Italia era la testa della holding. Oggi Wepa Lucca è una filiale del gruppo tedesco. Sono stati dismessi i siti produttivi di Lille in Francia e un altro in Spagna. È stato operato un consolidamento del sito di Salanetti, dove sono confluiti quelli di Rughi e Carraia. Wepa oggi sta bene, il gruppo è saldo, ma non si può rimanere in Italia alle condizioni dei bei tempi andati. E questa non è un’invenzione dell’ultima ora: era scritta nell’accordo del 2011 e nella ristrutturazione finanziaria del 2012. Il piano di oggi era stato presentato ad agosto; adesso è il momento di implementarlo.
Quali investimenti finanziari sono stati fatti negli ultimi anni su Salanetti?
Sono stati spesi 400mila euro per implementare la logistica su Salanetti: questo ha portato un risultato, ma non basta a coprire il disavanzo. Da quando Wepa ha rilevato le aziende ex Kartogroup ha perso 47 milioni. Nel 2012 c’è stata una ricapitalizzazione per 35 milioni. Con la ristrutturazione che ci apprestiamo ad avviare puntiamo, a fine 2013, a un risultato operativo e al pareggio di bilancio. Il socio dovrà fare una piccola ricapitalizzazione per arrivare al risultato. Si tratta però di investire ulteriore denaro, che dovrà portare un risultato.
E gli investimenti sulla parte commerciale e produttiva?
Per la parte commerciale, abbiamo riacquistato il marchio Scala che Kartogroup aveva venduto, è un marchio forte e prima di acquisirlo sono stati fatti studi mirati. Ad oggi si produce su tre marchi: Perla, Scala e Comprami, una sottomarca di Perla che ha conquistato buone fette di mercato. Sul piano produttivo ci sono investimenti in macchinari a efficacia energetica sull’ambiente a Fosso Ralletta; investimenti sul colore, sulle bobine colorate con cui oggi produciamo ma che prendiamo da terzi. Per questi aspetti abbiamo un piano da 3 milioni e mezzo.
L’integrativo del 2012 non pagato è una spina nel fianco di lavoratori e sindacati. Questa vertenza andrà in parallelo con i licenziamenti?
Lo riterrei di cattivo gusto. La mia proposta è parlare prima della mobilità e poi del premio di risultato, che comunque noi volevamo erogare per il 2012 ancora come una tantum con l’impegno però di ridefinire il tutto. Ma i sindacati non hanno accettato. L’importante è darsi i tempi per tutti i confronti.
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