Il Tirreno

Lucca

Buonamico ora cerca anche la Cina

dall’inviato Corrado Benzio
Buonamico ora cerca anche la Cina

In tre anni i nuovi vigneti dovrebbero aumentare la produzione di casa Fontana a Montecarlo di oltre 100mila bottiglie

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VERONA. Essere al padiglione 8, dove sta la Toscana dei classici vuol dire già molto. Significa essere presenti al Vinitaly da almeno alcuni decenni. Se poi alla tradizione e ad un grande nome si aggiungono idee (e anche capitali, perchè negarlo) , il gioco è fatto.

Eugenio Fontana, erede di una grande famiglia dell’agroalimentare italiano – settore che con un fatturato di 130 miliardi di euro ha ormai superato il metalmeccanico, ovvero il Parmigiano tira più della Fiat – è allo stand della Fattoria del Buonamico, nome storico del Montecarlo da lui rilevata pochi anni fa.

«Come vanno le cose a questa edizione del Vinitaly? Direi bene – spiega Fontana dietro il bancone dello stand – nel settore è tornato un certo ottimismo, i compratori in fiera sono presenti in maniera massiccia. I nostri mercati tirano».

Tutti a Verona parlano dell’Oriente, nella fattispecie la Cina, mentre ancora indietro sono le prospettive sull’India, altro paese emergente dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Insomma il Buonamico come sta con la Cina?

«Tutti parlano del colosso dell’Oriente, è bello parlarne, sono oltre un miliardo di persone che vogliono vivere in tutto e per tutto come noi occidentali – Fontana descrive le speranze, poi viene al dunque – ma per fare affari con i cinesi nel campo del vino è necessario come prima cosa fare grandi volumi. La qualità è importante e non da questo punto di vista non crediamo di avere problemi. Ma non abbiamo i volumi, in questo momento, per potere esportare in Cina».

Perchè la produzione di questo colosso di Montecarlo è comunque limitata.

«Noi viaggiamo sulle 140mila bottiglie annue – spiega Fontana – ma per ogni etichetta che mettiamo sul mercato non superiamo mai le 13mila bottiglie. A questi numeri dobbiamo limitarci a seguire i nostri tradizionali mercati esteri: la Germania, gli Stati Uniti, il Sudamerica. Certo continuano gli investimenti sia in cantina che in vigna quindi immaginiamo in un domani prossimo di poterci aprire anche a Pechino, Shangai e dintorni».

Fontana ha già fatto grossi investimenti da quando ha rilevato Buonamico. Oggi questi investimenti continuano e anche forte.

«Nel giro di tre anni, quando i nuovi vigneti impiantati andranno in produzione, noi contiamo di arrivare a produrre altre 100mila bottiglie. Chiaramente non immetteremo queste bottiglie tutte insieme sul mercato. Ma ci sarà un’entrata programmata, partendo da una quota di 30mila bottiglie in più all’anno. A queste nostre bottiglie daremo un mercato».

Fontana punta – con prodotti innovativi come le bollicine – ha conquistare nuove fette di mercato. I suoi spumanti sono stati protagonisti di alcuni eventi della moda a Milano. In questi anni sta riportando il Montecarlo bianco nei grandi ristoranti della Versilia.

Può sembrare una banalità vedere l’unico grande bianco della provincia accanto al pesce versiliese, ma non è stato così. Nell’ultimo ventennio Montecarlo ha perso grandi quote di mercato sulla costa dove era re. A sconfiggerlo sul campo un bianco come il Vermentino dei Colli di Luni, visto come un vino più moderno, accattivante.

«Oltre la qualità c’è indubbiamente la moda e anche l’immagine che fanno mercato – ammette il patron di Buonamico – ma in questi anni di duro lavoro siamo tornati sulle tavole dei grandi ristoranti della Versilia. E questo da parte nostra è giusto motivo d’orgoglio ».

Intanto però Fontana tratta in fiera (si è concluso mercoledì un Vinitaly che ha visto fra le star anche Matteo Renzi) con buyers americani e inglesi, tedeschi e russi.

«Vede noi siamo nel padiglione principe della Toscana – ricorda Fontana, salutando il cronista – questo significa che Buonamico è presente al Vinitaly ormai da decenni. Siamo un nome, un marchio, raccontiamo la storia del territorio che ha una storia plurisecolare nel mondo del vino. Su questo ceppo abbiano innestato idee nuove, movimento, ricerca».

Una storia e un brand che si evolveranno in fattoria con un connubio fra vino ed arte. A breve partiranno a Montecarlo una serie di mostre personali con artisti contem poranei.

Difficile restare fermi. Del resto la parola d’ordine del Vinitaly 2013 è stata raddoppiare l’export italiano del vino. Oggi siamo a 5 miliardi di euro l’anno, i produttori vorrebbero arrivare in pochi anni a 10.

C’è posto, e tanto, anche per il vino lucchese (presente a Verona, oltre che con i produttori , con un tristanzuolo stand della nostra Camera di Commercio).

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