Il Tirreno

Lucca

Cerchi un posto fisso? Preparati ad emigrare

di Flavia Barsotti
Cerchi un posto fisso? Preparati ad emigrare

Si accentua il dramma di una generazione sempre più destinata a vivere nel precariato e nella disoccupazione. «Qui giro a vuoto, torno in Australia»

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LUCCA. Il posto di lavoro? C'è, ma solo se hai già esperienza. E' quello che i giovani lucchesi si sentono rispondere quando presentano il proprio curriculum presso uffici, aziende o locali. «Ma come fare se non troviamo nessuno disponibile a farci cominciare?» è la domanda che si pongono molti dei ragazzi di Lucca che, ancora una volta, fa prendere loro in considerazione l'ipotesi di trasferirsi all'estero.

Fra questi, c’è ad esempio Andrea Raffaetà, classe 1991 e un sogno nel cassetto. Tornato recentemente a Lucca, dopo un periodo trascorso in Australia, dopo essersi visto chiudere diverse porte in faccia già pensa a ripartire.

«Le mie esperienze lavorative iniziano nel 2008 quando decisi di affiancare un impiego estivo alla scuola. Da allora non ho più smesso, dedicandomi alla ristorazione e alla meccanica, sebbene nel mio cuore ci sia la fotografia, ambito per cui ho studiato anni. Invano ho cercato su Lucca lavori di questo tipo: se da una parte le aziende sono molto piccole e con poca offerta, dall'altra pretendono una particolare conoscenza del mestiere, scartandoti prima di provare quello che realmente sai fare o proponendoti, al massimo, lavori non retribuiti come si deve». Un problema, quello della disoccupazione giovanile, che, ricorda Andrea, investe tutta la nazione e che potrebbe essere in parte risolvibile soltanto anticipando l'età pensionabile. «Solo così sarà possibile ottenere un ricambio ed evitare di bloccare un' intera generazione che, per trovare sbocchi o fare pratica, è costretta ad andare anche oltre i confini».

Dello stesso avviso si mostra Giacomo Casini, che propone invece la soluzione dei piani agevolati per quei giovani che intendono aprire un'attività. Intanto, guardando al presente, Giacomo sta inviando il proprio curriculum ad aziende ed esercizi lucchesi e ancora attende risposta.

«Cerco di non demoralizzarmi – spiega – ma la situazione è complicata. La crisi investe tutti i settori: le persone vanno meno a cena fuori, ed ecco che i locali non cercano più camerieri; i clienti risparmiano sull'abbigliamento, ed ecco che i negozi non assumono più commessi e così via».

Un ragazzo, Giacomo, con alle spalle esperienze di contratti a termine o stagionali e che oggi vorrebbe qualcosa di più.

«A tutti piacerebbe il lavoro in ufficio o in negozio – afferma – ma sono un giovane con molta voglia di fare e mi adatto facilmente: per iniziare, va bene tutto».

Un approccio, quello del non porsi limiti adeguandosi a qualsiasi genere di proposta, comune fra i suoi coetanei. Ma anche un'esigenza dettata dai tempi che corrono e dal bisogno di crescere.

«Vorrei la mia indipendenza economica senza dover gravare ancora sui miei genitori – spiega Luca Terreni – imparare qualcosa di nuovo, mettere le basi per il mio futuro e anche, forse è banale ma non per questo meno importante, occupare il mio tempo e non dover trascorrere giornate vuote».

E' per aprirsi la strada a qualche possibilità in più che, pochi mesi fa, Luca si è iscritto ad un corso per diventare barman, ma per il momento, un impiego sembra ancora lontano.

«Molti gestori dicono di dover addirittura licenziare personale e per questo di non potermi assumere – racconta –. Al di là dei disagi relativi alla crisi poi, il problema che investe questo ramo, è quello legato alle molte persone che occupano il locale senza consumare. Come può così un’attività andare avanti e far fronte alle spese?

«Altre volte, invece, i datori di lavoro richiedono necessariamente esperienze precedenti e questo spesso mi taglia fuori in partenza. Ma un giovane dovrà pur cominciare da qualche parte, no?». Una situazione difficile, un circolo vizioso che, secondo Luca, diventa ancor più impenetrabile quando qualcuno tende a preferire le ragazze per alcuni tipi di impieghi.

Eppure anche Giulia Molajoni, 25 anni, si trova a ogni giorno a combattere con questa condizione. «Cerco lavoro come grafico, visto che è quello per cui ho studiato anni, ma al momento mi accontenterei davvero di tutto – spiega –. Abito da sola, ma non riuscendo ad essere indipendente a tutti gli effetti, sono costretta a gravare ancora sul bilancio familiare. Una situazione che mi pesa particolarmente e a cui non riesco a mettere fine, visto che cerco un impiego da quando avevo 22 anni».

Insomma, un problema diffuso, quello disoccupazione giovanile, che investe anche la nostra città colpendo diverse fasce di età.

Un dramma che si accompagna al grido di aiuto di molti lucchesi per cui, al momento, quello del posto fisso sembra essere soltanto un sogno.

«Siamo una generazione sacrificata – conclude Andrea Raffaetà – spero che almeno la nostra Lucca impari a darci la fiducia e le possibilità che meritiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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