Il dolore
Nascono a Fornaci le scarpe griffate
Dal laboratorio di Antonio Pandolfo escono i modelli che le grandi marche lanciano sui mercati di tutto il mondo
FORNACI. A leggere questa storia di provincia, viene in mente di parafrasare il famoso film “Il diavolo veste Prada”, modificando la nota marca di accessori con… Pandolfo. Sicuramente, in pochi sanno che facendo acquisti nei lussuosi atelier della scarpa per le più famose shopping avenue d’Europa, gli amanti del gran lusso possono imbattersi in un “made in Fornaci di Barga”. La griffe è dello stilista Antonio Pandolfo, pisano di nascita, ma fornacino di adozione.
L’artista, infatti, nonostante la crisi e il calo dei consumi, continua a tenere alto il nome della moda italica, visto che il suo laboratorio in via Repubblica è il centro progettuale delle grandi marche mondiali, che commissionano allo stesso Pandolfo il design dei nuovi modelli da lanciare sui mercati. Ma soprattutto, è lo stesso eclettico imprenditore a fare tendenza. Anzi, per dirla tutta, le sue “creature” griffate col logo Linea Pando, si trovano persino nei più eleganti negozi in Cina, Russia e India. Ma chi pensa che le sue produzioni siano rivolte solo ad un pubblico di nicchia, si sbaglia di grosso. Perché, si sa, qualità e prestigio possono essere per tutte le tasche. Basta saper scegliere, e soprattutto avere una visione a lungo termine, sia negli acquisti che nella produzione di beni. Pandolfo, un fenomeno in controtendenza, quindi. Segno che lo stile italiano non vuol piegarsi alle fluttuazioni economiche.
«Con l’arrivo della globalizzazione – afferma – è cambiata la competitività dei prezzi, e quindi bisogna giostrare in qualità, originalità e scelta dei materiali. Per questo motivo, andando anche contro i miei interessi personali, consiglio sempre e comunque ai consumatori finali di acquistare magari un paio di scarpe in meno rispetto al previsto, ma di affidarsi al made in Italy, poiché la qualità consente un utilizzo più lungo, e poi il design appaga il nostro gusto. Poche, ma buone. D’altronde, il nostro Paese è conosciuto per la moda, no?».
Due figli, sposato con la signora Zera, loquace come un artista sa essere, Antonio Pandolfo non lascia nulla al caso, e lo si può intuire dai mille colori e profumi delle pregiate materie prime che si intravedono nel suo studio.
«Sin da ragazzo – confessa – ho avuto uno spiccato amore per l’arte figurativa, e dopo aver compiuto gli studi presso l’Istituto d’arte di Pisa, ho iniziato a frequentare i più prestigiosi calzaturifici della zona». Sacrifici necessari, fino a quando decide di fare il grande passo trasferendosi a Milano, dove si perfeziona alla scuola “Ars Sutorio”, il gotha per i designer delle calzature: «Tornato in Toscana ho affiancato i più grandi stilisti degli anni ’80, e le grandi case produttrici si sono accorte di me». Però, ingabbiato nei rigidi schemi aziendali, non sapeva proprio stare, e cavalcando il nuovo boom economico, arriva in Mediavalle, mette su famiglia e apre un’attività in proprio.
«In quegli anni il mercato calzaturiero conobbe un momento favorevole come non mai – continua – soprattutto con le esportazioni verso gli Usa. E’ stato un periodo di grande prolificità, nel quale ho messo a frutto le conoscenze e affinato alcune situazioni artistiche e attraverso la ricerca di forme, materiali e fantasia ho creato sempre nuovi modelli che sono richiesti in tutto il mondo».
Non un contoterzista, quindi, ma un attore protagonista del mercato. Tra l’altro, Antonio Pandolfo è titolare di decine di brevetti rivolti ad innovazioni sulla presenza di aria e comfort nella calzatura, da porre con tecniche per garantire la respirazione del piede attraverso la struttura interna della scarpa. Da Fornaci si dettano i tempi e partono le idee che vengono messe in pratica in ogni parte del mondo, come la globalizzazione insegna.
Ma è bello pensare che nelle vetrine di via Condotti, Carnaby Street, o nel centro di Parigi, sia presente un angolo di provincia toscana.
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