Sicurezza
Tornano gli affreschi di Baldassarre allievo di Lippi
LUCCA. Forse qualcuno li ricorda ancora, sbiaditi, malandati e fradici d’acqua. In ogni caso il ritorno degli affreschi di Baldassarre di Biagio, allievo nella bottega fiorentina di Filippo Lippi,...
LUCCA. Forse qualcuno li ricorda ancora, sbiaditi, malandati e fradici d’acqua. In ogni caso il ritorno degli affreschi di Baldassarre di Biagio, allievo nella bottega fiorentina di Filippo Lippi, nella chiesa di San Francesco saranno sicuramente un evento. La loro realizzazione risale al 1454 e sono definiti i migliori del Rinascimento lucchese. Furono staccati oltre cinquant’anni fa dalla cappella Pignini, nell’altare destro della chiesa, perché ci pioveva sopra ed erano in pessimo stato. Così furono portati a Pisa in un magazzino della Soprintendenza dove sono rimasti finché la Fondazione ha acquistato il complesso e iniziato i lavori. Ora torneranno nella loro collocazione originaria e saranno il valore aggiunto di un restauro imponente e complesso che riguarda la più grande chiesa ad aula unica presente in città. L’edificio – lungo 86 metri e largo 18, alto 18 metri in gronda e 22 in sommità – nei secoli ha subito vari adattamenti diventando un monastero alla fine del ‘600 per poi essere adibito a magazzino militare nel 1866 prima che nel 1901 il Comune lo riscattasse per riaprirla al culto e poi chiuderla di nuovo in tempi recenti per problemi di staticità. La struttura infatti era instabile. Il muro sul lato sinistro, lungo via della Quarquonia, nella sua parte più alta pende di 40 centimetri verso l’interno. E l’analogo spostamento, meno accentuato, si verifica sul lato opposto. Rotazioni dovute sia alla muratura vuota sia allo strato limoso delle fondamenta in quel punto. Così si è provveduto a riempire i muri con 100 metri cubi di mattoni e il risultato è che la pendenza resterà ma una volta sistemato il tetto non ci saranno più pericoli. Ma la pendenza tuttavia ha creato un ostacolo ai lavori perché per intervenire sul tetto era necessario neutralizzarla per evitare il rischio di crollo dell’intera struttura. Così per puntellare i due muri è stato costruito un enorme portale in acciaio che poi è stato smontato a lavori ultimati, mentre ora rimangono ai lati solamente le impalcature, necessarie per gli interventi per l’illuminazione. Infine il campanile della chiesa, che è stato uno dei primi a essere restaurato. La Fondazione ha speso un milione di euro per il suo rifacimento.
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