Proteste
Studentessa lo accusa di stupro
La procura indaga un giovane che avrebbe condotto la ragazza in un capannone abusando di lei
LUCCA. È accusato di violenza sessuale nei confronti di una studentessa poco più che maggiorenne che avrebbe condotto con una scusa in un vecchio edificio abbandonato per poi abusare di lei costringendola a un rapporto completo.
Nei guai è finito un giovane marocchino di 21 anni, disoccupato. Lui nega ogni addebito e sostiene che la ragazza – 19 anni, abitante in Lucchesia – si sarebbe inventata tutto. Ma intanto la procura ha chiuso l’inchiesta e ha inviato l’avviso di conclusioni delle indagini che lo vede accusato del reato di violenza sessuale.
La vicenda risale al gennaio 2012 e, stando all’accusa, la studentessa lucchese attraverso amici comune avrebbe chiesto d’incontrare il giovane immigrato che da tempo vive a Lucca con i genitori ed è più grande di due anni. Si contattato e fissano un appuntamento. Lui arriva in bicicletta, lei con la navetta. Stando al racconto fornito dalla ragazza - in lacrime di fronte alla poliziotta della sezione speciale che si occupa di violenza sulle donne che la ascoltava a sommarie informazioni – il giovane le ha chiesto di seguirlo in un luogo chiuso per poter parlare meglio. Lei lo ha seguito senza far storie ignara che potesse accaderle qualcosa di spiacevole.
Così a piedi si sono incamminati verso un capannone abbandonato fuori dal centro cittadino. Una volta all’interno dopo aver scambiato quattro chiacchiere il giovane, stando al racconto della studentessa, ha iniziato l’approccio. A un certo punto l’immigrato sarebbe diventato brutale. L’avrebbe presa con la forza, costretta a togliersi i jeans e ad avere con lui un rapporto completo. Alla fine come se nulla fosse accaduto l’avrebbe riaccompagnata a piazzale Verdi per riprendere la navetta e tornarsene a casa. Impaurita e sotto choc inizialmente la studentessa non ha fatto parola con nessuno di quanto le era capitato chiudendosi in se stessa ed evitando di uscire di casa e vedere gli amici.
Uno stato di prostrazione durato alcuni giorni sino a quando, pressata dalla madre e da alcune amiche, ha raccontato della violenza subita scoppiando poi in un pianto dirotto. Da lì la decisione di rivolgersi alla questura e presentare un esposto circostanziato privo però di un referto medico attestante la violenza o anche di un riscontro ginecologico. Dal canto suo il giovane cade dalle nuvole e nega addirittura l’incontro con quella ragazza. Adesso, attraverso il suo legale, ha venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogato.
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