Il dolore
Col campus torna viva la zona di San Francesco
L’ex monastero ospiterà la sede dell’Imt e sarà in parte aperto al pubblico Tornerà ad essere fruibile anche la chiesa. Uffici per docenti e studiosi
LUCCA. Ormai ci siamo. A luglio l’ex convento e la chiesa di San Francesco riapriranno alla città, dopo l’imponente restauro che ha interessato quasi 12mila metri quadrati di superficie. La cerimonia di inaugurazione è in programma il 6 con una grande cerimonia aperta a tutti, nel corso della quale verranno mostrati gli interventi che hanno riportato al suo antico splendore uno dei luoghi più significativi della città. L’ex monastero, che è uno dei primi luoghi francescani d’Italia, ospiterà la sede del Campus dell’Imt, aggiungendosi alla parte già realizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- proprietaria di tutti gli immobili interessati dai lavori - nell’attiguo edificio della Stecca e nel complesso di San Ponziano. Ma non sarà un edificio chiuso, perché parte dei quattro chiostri che compongono l’ex convento sarà aperto al pubblico e connetterà direttamente piazza San Francesco con il giardino degli Osservanti e il parcheggio Mazzini. Inoltre tornerà ad essere fruibile la chiesa, chiusa da anni, dietro la cui abside sarà allestito un piccolo museo archeologico, dove saranno esposti i risultati delle campagne di scavo effettuate durante i lavori. Per i quali la Fondazione ha speso circa 30 milioni di euro, di cui 7,3 per l’acquisto degli immobili, che l’ente ha acquisito dal Comune - e in parte dai privati per alcuni edifici adiacenti - nel dicembre 2010. A Imt è destinato l’intero complesso, articolato in circa 7000 metri quadrati di spazi coperti e poco più di 5000 a verde. Sale studio e spazi meeting, variamente attrezzati a seconda delle esigenze di ricerca, saranno allestite nell’ex biblioteca, nel refettorio, nella chiesa di San Franceschetto e nella sagrestia. Ci saranno uffici per docenti e studiosi, una grande aula magna nella Cappella Guinigi per oltre 120 posti a sedere. Mensa, ristorante e spazi ricreativi nella “Ca Nova”, antico deposito del grano. Nella porzione nord, sul cortile e sul giardino, si concentrano gli spazi per la residenza, 62 posti letto suddivisi in camere singole, doppie, mini appartamenti per docenti e spazi incontri. L’intervento di restauro, dopo un attento rilievo architettonico e un’analisi accurata dello stato di degrado del complesso nelle sue varie parti storiche, ha cercato di rileggere l’impianto dell’ex convento in modo da proporre una soluzione progettuale che corrispondesse alle esigenze di Imt, ma che, allo stesso tempo, fosse compatibile e rispettasse la sua natura storica. Un recupero filologico, insomma, pietra su pietra, mattone dopo mattone, affresco dopo affresco. «È la nostra filosofia- spiega Franco Mungai, responsabile tecnico della Fondazione e coordinatore dei lavori -: massimo rispetto per la struttura, massima valorizzazione della storia e delle sue caratteristiche artistiche, in costante equilibrio con la necessità di rendere funzionali e moderni i suoi spazi». Niente, quindi, è stato buttato via. Anzi, dove nel corso dei secoli era stato nascosto qualcosa, la ristrutturazione lo ha portato alla luce. Negli oltre 5000 scavi archeologici e saggi stratigrafici , sono emersi frammenti di apparati decorativi di grande pregio che hanno consentito di ricostruire la storia del complesso dagli anni della sua fondazione, intorno al 1225-1290, fino alla sua trasformazione in caserma nell’Ottocento. Così, per fare solo alcuni esempi, nei chiostri sono state recuperate le lapidi e i marmi delle centinaia di tombe che erano state seppellite da colate di cemento; sono riemersi gli affreschi che, al secondo piano, decoravano l’esterno e l’interno delle vecchie celle dei frati e sono state recuperate le decorazioni geometriche, a effetto mosaico, della sagrestia.
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