Il Tirreno

Lucca

A rischio il reimpianto dei lecci quasi centenari

di Barbara Antoni
A rischio il reimpianto dei lecci quasi centenari

Gli esperti: difficile sopravvivenza per gli alberi se saranno, secondo il progetto, espiantati e collocati in una nuova sede nell’aiuola e sulla discesa del baluardo

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LUCCA. Un’operazione complessa, sul cui risultato nessuno può garantire. Esperti, come Paolo Tomei, docente associato al dipartimento di agronomia e gestione dell’agroecosistema alla facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali di Pisa e come Stefano Pace, agronomo livornese che da anni segue da vicino le sorti di pinete storiche come quella di Castiglioncello, spiegano che è concreto il rischio sopravvivenza per i lecci quasi centenari che dovranno essere spostati (espiantati e poi ripiantati) nel contesto del restauro di piazzale Verdi, progetto Piuss che il Comune ha definitivamente aggiudicato al Consorzio cooperative costruzioni di Bologna (per l’importo di tre milioni e mezzo con ribasso d’asta)

I lecci di piazzale Verdi. Novant’anni circa di età, sono una sessantina. Quelli che si trovano nell’aiuola centrale di piazzale Verdi manterranno la loro (storica) collocazione. Gli altri cambieranno sede: una decina passerà nella grande ellisse, gli altri, circa quaranta, saranno spostati sulla salita del baluardo San Donato, oggi popolata di olmi.

Gli esperti. «Un’operazione molto rischiosa - commenta il professor Tomei -. Per essere espiantato e ripiantato, un albero di queste dimensioni dev’essere potato in modo idoneo e avere nella nuova sede una grande zona di terra. Prima che l’albero abbia rimesso un apparato radicale completo passa del tempo. E in un nuovo terreno può esserci un problema di traspirazione eccessiva. Senza contare che dopo essere stato ripiantato, l’abero ha bisogno di innaffiatura continua per tre anni, e molto ingente: diversi quintali di acqua al giorno. E una volta che la pianta si fosse radicata nella nuova sede e anche cresciuta, continuerà ad essere fragile: un fortunale potrebbe abbatterla».

E così Pace sostiene che anche se per l’espianto venisse usata la metodologia più moderna esistente, «un macchinario di cui ha il brevetto una ditta milanese, realizzato come due mani meccaniche che tagliano il terreno sotto la pianta per asportarla con il “pane” e le radici - spiega -, il rischio di sopravvivenza esisterebbe ugualmente per le piante. Si operò così per spostare pini davanti la caserma dei paracadutisti a Livorno: solo uno ha resistito». E Pace considera che «un’operazione del genere ha costi molto alti, il doppio o il triplo di quanto si spenderebbe a sostituire le piante vecchie con altre nuove».

I lavori. Dopo l’aggiudicazione definitiva dei lavori, il Comune stipulerà il contratto col consorzio bolognese. Prima saranno chieste le modifiche al progetto iniziale, che potranno comportare un ribasso sulle spese.

Il ricorso al Tar. In parallelo, il ricorso contro il progetto di restauro presentato il 27 gennaio da Italia Nostra che contesta, spiega Roberto Mannocci dell’associazione, «il benestare della Soprintendenza al secondo progetto per piazzale Verdi». Anche se, sottolinea, «sarebbe da contestare anche che nella determina di aggiudicazione dei lavori, il Comune si riserva di apportare modifiche al progetto senza spiegare che ne esiste uno nuovo e uno vecchio e che la destinazione della piazza dopo il restauro è cambiata: non è più luogo di spettacolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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