Il dolore
Le piene mangiano il lungofiume
È praticamente scomparsa la passeggiata sugli argini del Serchio a Mologno e Gallicano
BARGA. C’era una volta una spiaggia, una scogliera, un campo di calcio, un luogo dove portare i bambini a passeggiare. L’area lungo il Serchio, nel territorio di Mologno, costituiva uno dei capolavori naturali che il grande fiume aveva disegnato nel corso del tempo.
Poi, da qualche anno a questa parte, le piogge e conseguenti piene hanno, goccia dopo goccia, distrutto tutto. Come un piccolo tsunami, l’intero paesaggio è irriconoscibile lungo il tratto che parte dal ponte sulla Sp40 fino a Ponte di Campia.
E le foto scattate durante una Pasquetta piovosa come tante, sono inequivocabili. E’ stato spazzato via quel po’ che è rimasto del campo di calcio, che fino a pochi anni fa era il teatro di campionati Aics, con la squadra del paese che nel lontano 1995-’96 vinse anche il campionato regionale Aics.
Tre anni fa, la piena di Natale si mangiò un’intera porzione di struttura, portandosi dietro finanche le recinzioni. Il campo distava dal letto del fiume circa trenta metri, quindi si può capire coi numeri il fenomeno erosivo conosciuto in questi ultimi anni. Si è provato, invero, a rinforzare gli argini, ma con scarsi risultati, come si può vedere nelle foto. Addirittura, pezzi di sostegni sono rimasti sospesi a causa dell’impeto dell’acqua.
E comunque, dall’altra parte non è che la situazione sia migliore. Sul versante di Gallicano, le piene hanno creato disagi alla contigua centrale idroelettrica dell’Enel, sia più a sud all’altezza dello stadio “Toti”, sempre più a rischio. E la costruzione di muri di rinforzo, è solo un palliativo.
Tornando a Mologno, è curioso che lungo la strada che dai campi al di là della ferrovia, si possa arrivare solo fino a un certo punto. Perché, a cento metri dall’area golenale, una segnaletica piuttosto goffa (una transenna ed un cartello di divieto di transito) avverte che la zona è offlimits. L’Autorità di bacino, da tempo ha segnalato questa zona come una delle più critiche a livello di tenuta del suolo.
Da Ponte di Campia in giù, infatti, il Serchio si allarga raggiungendo il suo punto di massima espansione proprio a Mologno e a Piano di Coreglia. Logico quindi prevedere disastri all’ordine del giorno, e non a caso l’area golenale è off limits per trecento metri all’interno per la realizzazione di edifici abitativi e attività industriali. Fa eccezione una storica azienda molognese di movimento terra, la Mondialsabbia dei Fratelli Mazzolini, ma anche quest’attività ha spesso riportato danni ingenti dalle piene del Serchio, nonostante da anni le imprese che operano in prossimità del letto del fiume sono disposte ad autofinanziarsi per mettere in sicurezza la zona, e di conseguenza i loro beni.
Sia chiaro, che l’area per la realizzazione di un nuovo ospedale, recentemente approvata dal consiglio comunale con apposita variante al Regolamento Urbanistico, insiste molto lontano dall’area in questione. Però, da anni si sente parlare invece di un sentiero pedonabile che parte da Ponte all’Ania e arriva sulle sponde del Corsonna. Ma forse ci sono altre urgenze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
