Il Tirreno

Lucca

Tassa di soggiorno, dalla prima notte è subito un gran caos

di Barbara Antoni
Tassa di soggiorno, dalla prima notte è subito un gran caos

Gli albergatori: «Siamo in collera con l’amministrazione non ci ha fornito alcun supporto, non ci ha informato»

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LUCCA. La tassa di soggiorno scatta ed è subito caos. Gli albergatori sono sul piede di guerra, e non è una frase fatta. Perché si sentono abbandonati dal Comune, perché non c’è stata una riunione preventiva all’applicazione del balzello che non volevano, perché i problemi che si sono trovati ad affrontare il primo giorno della sua applicazione (dalla notte del primo aprile) sono infiniti.

E non solo perché non hanno ricevuto né indicazioni su come eseguire il eseguire il bonifico trimestrale all’amministrazione (la cui spesa, ad oggi, è a carico degli alberghi), né un pos collegato alla banca del Comune che potrebbe risolvere i problemi di riscossione, né un semplice blocchetto di ricevute. Soprattutto sono arrabbiati perché «nessuno ci ha dato un metodo di lavoro - sbotta Pietro Bonino, presidente di Federalberghi (Confcommercio) -. Siamo in collera con l’amministratore che ha istituito la tassa e che non ci ha seguiti. Abbiamo chiesto a più riprese un incontro col Comune prima dell’applicazione della tassa, l’ultima volta l’ho chiesto io mercoledì. Ci è stato solo risposto che tutte le indicazioni e la modulistica si trovano sul sito del Comune. Ma io, da sabato a oggi (lunedì, ndr) ho ricevuto una media di trenta telefonate al giorno da colleghi che mi pongono i quesiti più disparati, una serie di interrogativi che causa forza maggiore possono nascere. Non è mio compito dare loro una risposta. Io cerco di farlo andando a senso e secondo ragione. Noi continuiamo a chiedere un metodo di lavoro, sarebbe meglio anche per il Comune, perché così potrebbe più facilmente esercitare il controllo sulle entrate».

«C’è stata una mancanza di informazione gigantesca», continua Bonino. E la stessa considerazione arriva da Andrea Martinelli, presidente degli albergatori di Confesercenti.

«Ci hanno detto di organizzarci come meglio credevamo - dice Martinelli -, che ognuno poteva usare il metodo che preferiva per la riscossione. È facile istituire una tassa senza poi preoccuparsi di come viene applicata. Perché poi alla fine siamo noi che dobbiamo gestire il flusso dei soldi incassati per la tassa di soggiorno. Per quanto mi riguarda, abbiamo deciso di farla pagare separatamente dal conto dell’albergo, e direttamente in contanti. Ma poi ti trovi nella situazione che magari il cliente non ha quei tre euro spiccioli da versare e anche questo diventa un problema. Sarebbe stato meglio se ci avessero dotato di una macchinetta Pos collegata con la banca del Comune e i versamenti sarebbero andati diretti sul suo conto».

Invece gli alberghi fanno gli esattori, e devono stare attenti, come sottolinea anche Bonino, a non mettere la voce tassa nella fattura: altrimenti finisce che ci pagano anche l’Iva.

E poi c’è la questione del bonifico trimestrale della tassa, operazione che devono pagare sempre gli alberghi. E vada per chi è organizzato con la contabilità gestita da un sistema informativo. Per le piccole strutture che tengono la contabilità a mano, come tanti bed and breakfast, spiegano i due presidenti di categoria, «i problemi sono ancora maggiori. Almeno il Comune ci avesse fornito blocchetti per le ricevute di pagamento della tassa».

Senza contare che la tassa è un innegabile aggravio di lavoro per gli addetti alla reception, come spiegano ad esempio dall’hotel San Luca: «Dobbiamo spiegare che non siamo sostituti di imposta, spiegare che c’è anche la tassa da pagare. Noi ci siamo attrezzati con un nuovo modello di fatture».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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