Italia
I bei quadri dal sapore di Argentina
Mirta Vignatti è famosa all’estero e dipinge nella bottega-laboratorio di via S. Andrea dove abita da dodici anni
LUCCA. L'Argentina, dove è nata e ha vissuto gli anni della dittatura militare, dei desaparecidos, della guerra delle Malvine contro gli inglesi.
E poi la nuova casa a Lucca, la nascita della figlia, i sogni ancora possibili, i colori, la fantasia, la natura, il mondo incantato dei bimbi.
Due spezzoni di vita solo cronologicamente lontani, ma in realtà perennemente intrecciati, nel segno di una ferita che mai si rimargina e che, proprio per questo, genera arte.
È riduttivo descrivere un prima e un dopo l'Argentina per Mirta Vignatti.
Pittrice, critica d'arte e intellettuale, è nata 46 anni fa a Rosario, la seconda città del Paese sudamericano dopo Buenos Aires, e dal 2001 ha scelto di vivere nel centro storico di Lucca, con il marito Gianni, romano, insegnante in pensione.
Bisnonni veneti emigrati da Vicenza cento anni fa, in Argentina si è laureata in Belle Arti e ha insegnato italiano per lungo tempo, oltre a dipingere.
Proprio nelle scuole di lingua italiana ha conosciuto suo marito e insieme hanno deciso di lasciare l'Argentina prima della gravissima crisi economica del 2001.
«Avevamo bisogno di una città dalla dimensione umana e piccola - racconta - . Cercavamo protezione, un guscio dove rifugiarsi venendo da un Paese dove le crisi economiche erano e sono endemiche, il caos e l'insicurezza all'ordine del giorno.
«Lucca, con le sue Mura, ci è sembrata perfetta. Abbiamo comprato la casa nel 2000, è stato un amore a prima vista, nel giro di una settimana abbiamo firmato il contratto e pochi mesi dopo ci siamo trasferiti definitivamente in questa città».
Successivamente Mirta ha aperto un atelier sulla stessa via, a pochi metri dall'abitazione.
E sette anni fa è nata Violetta, la loro figlia.
I quadri di Mirta sono in tutto il mondo, ma, come spesso succede, non è altrettanto conosciuta a Lucca, dove in tanti tuttavia ricorderanno una sua opera proiettata sulla facciata della chiesa di S. Andrea nell'ambito dell'iniziativa natalizia che ebbe grande riscontro, e diverse mostre personali.
Al suo attivo finora sono più di 40 le esposizioni, di cui l'ultima si è chiusa pochi giorni fa a Treviso e, alla fine del 2012, a Berlino.
La sua fama oltre i confini nazionali non è dovuta ad alcunché di strabiliante né a partecipazioni altisonanti.
«È un piccolo miracolo – dice – che poteva succedere solo in una città di provincia come Lucca».
Il miracolo è l'atelier di via Sant’Andrea: una bottega-laboratorio che è aperta al pubblico.
Lì dipinge i quadri più piccoli (per le tele più grandi ha uno studio a casa), lì sono esposte le sue opere.
«Sono a contatto diretto con la gente – spiega Mirta –, senza il filtro di una galleria. Specialmente d'estate, quando la città è piena di visitatori da tutto il mondo, ho la fortuna di conoscere numerosi appassionati d'arte e di parlare con loro del mio mondo.
«Così i miei lavori, da questo piccolissimo angolo, vanno in Paesi lontani, dall'Islanda all'Australia, dalla Russia agli Stati Uniti.
«E spesso mi scrivono e mi mandano le foto per farmi vedere dove hanno collocato il mio quadro».
Un'arte democratica anche nei prezzi.
Si parte infatti da 150 euro per le tele più piccole (18 per 24 centimetri), per arrivare ai 3000 per le più grandi (1 metro per 1 metro).
«Quello che normalmente costano – sottolinea Vignatti – le litografie, che non sono opere originali, ma fotocopie.
«Io sono per l'autenticità, credo per principio che sia importante far avvicinare alla gente l'arte e farla circolare nel mondo».
Nei quadri di Mirta c'è sempre il prima e il dopo l'Argentina: un po' di nero accanto ai colori, il peso degli anni di buio insieme alla gioia e alla speranza della nuova vita lucchese.
Sono momenti di un vissuto che l'artista rielabora in modo originalissimo.
Dipingendo, per esempio, la vittoria assordante dei Mondiali di calcio del 1978 con uno stadio dominato da un malinconico uccello dal becco lungo accanto a una sedia scarna illuminata da un'unica lampada, che richiama gli interrogatori dei militari.
Su tela è finita insomma la stridente contraddizione tra le atrocità del regime e la festa di popolo per il titolo più ambito nello sport.
E poi ci sono giardini immaginari popolati da orsacchiotti dimenticati.
Topi-formichieri dai curiosi costumi, frutti rossi di origine incerta, carote capovolte, oggetti, bambolotti sospesi, spille da balia.
Vite e storie, emozioni e dolori pescati nella nuova vita lucchese, che ha assorbito e assorbe la storia personale dell'artista, mischiandosi all'altro suo vissuto.
Un mondo onirico e fantasioso che fa pensare ai personaggi sognanti di Marc Chagall.
Ma nello stesso tempo avvicina chi osserva al costante senso drammatico di Egon Schiele, il maestro del primo espressionismo viennese.
Non a caso la recentissima mostra personale tenuta da Mirta Vignatti a Berlino ha avuto un grande successo e ha consolidato la già vasta conoscenza delle sue opere in Germania.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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