Lutto
Acqua nei polmoni del vigile del fuoco morto nella Lima
L’autopsia rivela tracce di annegamento, ma la Procura segue l’ipotesi dell’iniziale malore all’origine della tragedia
BAGNI DI LUCCA. Acqua nei polmoni. Ipotesi di annegamento e non, come sembrava al termine della visita esterna da parte del medico legale, un infarto fulminante. L’autopsia disposta dal sostituto procuratore Lucia Rugani si rivela fondamentale nel caso della morte del caposquadra del distaccamento dei vigili del fuoco di Piombino, Davide Carlesi, 51 anni, l’esperto pompiere deceduto venerdì nelle acque del torrente Lima durante un’esercitazione. L’esame necroscopico eseguito dalla dottoressa Ilaria Marradi per conto della procura inizia alle 14 al Campo di Marte e si conclude poco prima delle 17. Le parti interessate e i familiari della vittima vengono avvisati, ma nessuno nomina un consulente medico legale di parte.
Nessun indagato. L’autopsia dura tre ore nelle quali emerge con forza l’ipotesi dell’annegamento. Il medico legale avverte telefonicamente il magistrato che a quel punto, come prevede la legge, apre un fascicolo con l’unica ipotesi di reato plausibile: l’omicidio colposo. Ma a carico di ignoti. Perché al momento non emergono responsabilità a carico di terze persone. Nel gommone c’erano altri tre colleghi di Carlesi, ma il caposquadra e quindi il responsabile della sicurezza era lui. Il mezzo anfibio è stato sequestrato dai carabinieri per verificare se vi fossero eventuali anomalie. E sono stati già ascoltati dai carabinieri di Bagni di Lucca (e lo saranno di nuovo) in veste di persone informate dei fatti i colleghi pompieri che l’altra mattina sono partiti da Livorno per l’esercitazione programmata di rafting.
Il ribaltamento. L’autopsia ha rivelato anche una piccola lesione alla testa che l’anatomopatologo ritiene del tutto incompatibile con il decesso del caposquadra dei pompieri. Probabilmente Carlesi se l’è procurata quando si è gettato in acqua assieme ai compagni del Saf (speleo-alpino-fluviale). Un ribaltamento del gommone, stando alla procura, che era parte integrante dell’esercitazione-simulazione. Una modalità necessaria per creare le condizioni effettive di un soccorso in acqua. E se così fosse l’ipotesi di un avaria del mezzo anfibio non reggerebbe.
Atto dovuto. La procura è convinta che la morte di Davide Carlesi non sia attribuibile a nessuno se non a un destino cinico e spietato. Per gli investigatori quando il vigile del fuoco si è buttato in acqua potrebbe aver urtato con la testa contro una roccia del fondale perdendo momentaneamente i sensi e finendo sott’acqua. I compagni di rafting, intenti a raggiungere la riva come prevede l’esercitazione, lo hanno perso di vista per pochi istanti. Minuti che per Carlesi si sono rivelati fatali. L’ipotesi dell’incidente imponderabile e imprevedibile resta quindi la più accreditata. Al termine dell’esame autoptico il magistrato ha concesso il nullaosta per la sepoltura. Ad attendere la salma del vigile del fuoco la moglie e la compagna della vittima arrivate con un amico. Alle 18 il carro funebre è partito dall’obitorio del Campo di Marte in direzione di Livorno.
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