Il Tirreno

Lucca

Wepa, sindacati in allarme «Posti di lavoro a rischio»

di Barbara Antoni
Wepa, sindacati in allarme «Posti di lavoro a rischio»

Premio 2012 non pagato a 425 addetti dei siti industriali in Lucchesia, stipendio ridotto per l’interruzione del ciclo continuo. Rotta la trattativa

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CAPANNORI. Per mesi i sindacati hanno scelto il silenzio, ma adesso la bomba scoppia: nelle aziende del gruppo Wepa il vento è cambiato, la situazione è diventata molto difficile: c’è paura per il mantenimento dei posti di lavoro. In ritardo il pagamento del premio di risultato del 2012 (duemila euro lordi), rotta la trattativa per il rinnovo dell’integrativo, sospese agevolazioni per i dipendenti (come anticipi sul trattamento di fine rapporto), sospesa anche la lavorazione a ciclo continuo: e senza i turni di notte, il salario si abbassa in media di 250 euro al mese, e la retribuzione media annua scende molto al di sotto dei 30mila euro lordi che erano la norma. E poi, a prova di come gli atteggiamenti della proprietà si siano irrigiditi c’è stata la serrata, operata nei confronti degli operai del sito produttivo di Fosso Ralletta. «L’azienda ha chiuso i battenti - raccontano il segretario della Fistel Cisl Walter Fattore e quello della Slc Cgil Fabio Graziani - lasciando fuori i lavoratori, senza stipendio, perché protestavano. Ci siamo consultati con i nostri legali, i quali hanno ravvisato in questo modo di agire gli estremi del comportamento antisindacale, la violazione dell’articolo 28 dello statuto dei lavoratori. Abbiamo fatto denuncia: il 22 aprile ci sarà l’udienza dal giudice del lavoro».

Segnali che fanno presagire un futuro a tinte fosche per i quattro stabilimenti del gruppo Wepa in Lucchesia. In tutto 425 dipendenti, suddivisi fra i 300 del converting di Salanetti, i 70 di Fosso Ralletta, i 30 di Piano della Rocca e i 25 di Fabbriche di Vallico (in quest’ultimo caso, tutti i lavoratori sono in cassa integrazione a zero ore). «Siamo molto preoccupati - dicono i segretari di Fistel Cisl e Slc Cgil -. Negli ultimi tempi abbiamo ravvisato altri episodi. Lavoratori dichiarati, per motivi di salute, temporaneamente non idonei a svolgere determinate mansioni invece di essere assegnati ad altre attività sono stati sospesi, senza diritto alla retribuzione. Al momento ce ne sono quattro in questa situazione. Abbiamo cercato un confronto con l’azienda, ma visto che non arriva faremo la nostra strada. Prima assemblee nelle fabbriche, poi iniziative di protesta».

Un voltafaccia repentino quello dell’azienda, a detta dei sindacati, arrivato come una doccia fredda dopo l’accordo integrativo siglato a ottobre 2012. Alla ripresa delle trattative relative alla parte economica il nuovo manager di Wepa dice secco che su quella linea non si tratta più, che si tratterà solo se i lavoratori accetteranno una decurtazione di un terzo del premio.

Affermazioni spiazzanti, rivelano Fattore e Graziani, che sono state solo l’inizio della disgregazione. Dopo cinque mesi, sottolineano i due sindacalisti, la situazione è diventata molto preoccupante. E concludono con un appello al gruppo tedesco (2.900 addetto dislocati in siti industriali in cinque paesi): «Se Wepa non ha più interesse a mantenere le attività in Lucchesia allora metta in vendita i suoi stabilimenti nel nostro distretto. In questa situazione, temiamo per il mantenimento dei livello occupazionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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