Il Tirreno

Lucca

La scelta della facoltà? Un terno al lotto

di Flavia Barsotti
La scelta della facoltà? Un terno al lotto

«Le scuole superiori fanno poco per indirizzarci bene». Alla vocazione spesso si antepongono i corsi che danno lavoro

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LUCCA. Non un trampolino di lancio, ma un vero e proprio salto nel buio: a meno di cento giorni dall'esame di maturità, ecco come molti liceali immaginano la loro scelta universitaria. Indecisione, incertezza e paura di sbagliare, sempre più si fanno largo nei loro cuori, mentre un pensiero si rivolge anche alle poche opportunità lavorative che il mondo di oggi sembra offrire.

«Al momento non sono ancora sicura di quale sia la strada migliore da prendere e cosa fare nella mia vita – racconta infatti Laura Lucchesi – e per questo il grado di stress e di ansia degli ultimi giorni è particolarmente alto. Fra le mie opzioni, c’è la facoltà di economia, verso cui al momento sono più propensa, perché credo che possa offrirmi diversi sbocchi professionali. Nonostante questo però ancora non mi sento pronta a chiudere la questione: non so se sia veramente ciò che voglio».

Per le stesse ragioni, questa facoltà sembra essere una valida alternative anche per Marco Colzi, insieme a quella di architettura.

Pur confessando di aver preso in considerazione anche altre ipotesi, la sua preferenza sembra ormai ridotta a questi due rami, sebbene ammetta di non trovarsi ancora vicino alla soluzione.

«Sono scelte che cambiano la vita – sostiene – così come quella che fai a soli 13 anni per la scuola superiore. Allora optai per il liceo scientifico, perché ritenevo che potesse fornirmi una preparazione tale da non precludermi alcuna eventualità, una volta che avessi dovuto riflettere sull'università».

Ma oggi che quel momento è arrivato, Marco non si dice pronto a prendere una posizione.

«Non sono sicuro, come molti dei ragazzi che conosco. Ho delle materie per cui sono più tagliato e quindi delle facoltà che preferisco, ma le vaghe prospettive future mi fanno avere ancora remore. Prima fra tutte, è quella che riguarda il consistente numero di persone che si iscrive a questi corsi e i pochi posti di lavoro disponibili».

Una lotta, insomma, in un contesto avvolto dalla nebbia: è lo scenario a cui molti studenti si sentono di andare incontro parlando di quel che accadrà.

Una situazione che finisce forse per renderli più concreti, con i piedi per terra, per non gettarli all'inseguimento dei propri sogni e per indurli piuttosto a concentrarsi sulle professioni in crescita, su tutto quello che potrà tutelarli e garantire loro qualche certezza in più per l’avvenire.

«Sono appassionato di filosofia, ma una volta laureato, cosa potrei fare?».

Oppure: «Adoro le materie umanistiche, ma Lettere potrà assicurarmi uno stipendio fisso?».

E ancora: «Vale la pena chinare la testa e optare per una facoltà di ripiego che possa però offrirmi qualcosa di stabile?».

Domande che ritornano e si confondono, e che insinuano il timore di non essere, un domani, adulti realizzati e soddisfatti.

Di fronte a questo però qualcuno reagisce.

«E’ facile lasciarsi influenzare: dagli amici, dal lavoro del padre, dalla distanza da casa della facoltà e dalla situazione drammatica e buia che sta vivendo il paese – afferma Luca Merciadri -. Ma è così azzardato e quasi inutile fare previsioni che credo che la scelta migliore sia quella di puntare su potenzialità e passioni senza dar troppa importanza al resto. Svolgere un percorso che mi coinvolga è il miglior modo, oltre che per rendere il massimo, per non avere rimpianti».

E così, Luca il prossimo anno vorrebbe avvicinarsi al mondo del cinema o del teatro studiando in università o in accademia e magari approfittarne per realizzare il sogno di lasciare Lucca.

Una soluzione, simile è anche quella che propone Sophie Franchi: «Cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? Beh, al momento credo che l’unico rimedio sia cercare di essere positivi e di studiare per renderci pronti e competitivi».

E così, Sophie il prossimo anno comincerà economia aziendale, «nonostante – racconta - la scuola non mi abbia aiutata nella scelta: in classe, ad esempio, non ne parliamo quasi mai».

Dello stesso avviso sembra essere Irene Angeli che spererebbe in qualche attenzione in più da parte del liceo che frequenta.

«Ci hanno proposto di andare a visitare le università durante gli "orientation days", ma non può bastare. Dovrebbero fornirci un aiuto diverso perché è davvero un momento delicato quello che stiamo affrontando. Non possiamo rischiare di iniziare un percorso che non fa per noi, buttando così solo tempo e soldi».

Per queste ragioni, anche chi ha già maturato una scelta, confessa di essere andato incontro a non pochi problemi. E’ il caso, ad esempio di Nicole Fuccio che afferma:

«Anche se non è stato facile, alla fine sono riuscita a prendere una decisione e proverò con giurisprudenza. Non so cosa mi aspetti e non nego di aver avuto un periodo di dubbi e di incertezze che alla fine ho però superato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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