Il dolore
“Fabbriche di Vergemoli”? No, grazie
Non piace il nome proposto per il Comune unico. E allora sarà organizzato un altro referendum
VERGEMOLI. Prima il referendum ufficiale, fissato per il 21 e 22 aprile prossimi, decisivo per decidere sulla fusione dei due comuni. Poi, qualora il "partito del sì" dovesse prevalere, di nuovo parola al popolo, che dovrà scegliere il nome della nuova entità. Sarà una primavera di consultazioni per le minuscole comunità di Fabbriche di Vallico e Vergemoli, i più piccoli comuni toscani per popolazione, che hanno deciso di unire le forze per garantire nuovi servizi e tagli sui costi a carico dei cittadini. Mille abitanti complessivi che oltre a deliberare sulla proposta di fusione saranno poi (in caso di vittoria del fronte del nuovo ente unico), anche sul nome da dare all'istituzione.
Una decisione a sorpresa, quella presa dagli attuali sindaci Oreste Giurlani e Michele Giannini, che fa il paio con la voglia di coinvolgere attivamente la cittadinanza su una decisione così importante, che abbatterà campanili e burocrazia. In realtà, l'esigenza di mettere al voto popolare la denominazione dell'eventuale comune unico, nasce dalla percezione, toccata con mano dagli amministratori locali, che la proposta di "Fabbriche di Vergemoli" non piaccia a tutti. I sindaci e consiglieri comunali, stanno infatti ascoltando la gente, fornendo delucidazioni sui vantaggi e opportunità di questa fusione. Giurlani, primo cittadino di Fabbriche di Vallico, spiega le prossime mosse: «Bisognava produrre un progetto, e di concerto col sindaco Giannini si è deciso per il nome provvisorio di Fabbriche di Vergemoli. Ma dalla settimana successiva alla consultazione, ossia il 28 aprile, i consigli comunali dei due comuni convocheranno un nuovo referendum per decidere se cambiare denominazione o lasciare quella depositata a Firenze. In queste settimane raccoglieremo idee e proposte dei cittadini, poi sceglieremo quelle più interessanti e le metteremo al voto popolare». Il sindaco di Vergemoli, Michele Giannini, spiega la scelta: «I consigli comunali hanno compiuto i loro passi ed ora la parola tocca ai cittadini. Noi sindaci, tastando il polso della popolazione, abbiamo deciso di aprire alla democrazia diretta». E di questi tempi, non è mica poco…
Nicola Bellanova
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