Il Tirreno

Lucca

Niente risarcimento per la ragazza morta schiacciata dal masso

di Luca Tronchetti
Niente risarcimento per la ragazza morta schiacciata dal masso

Il Tar del Lazio riconosce la provvisionale di 285mila euro che il Comune di Ponza non ha pagato da 11 anni e mezzo

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LUCCA. Sono passati 11 anni e mezzo da quando Alessandra Pioli, 26 anni, residente all’Arancio, impiegata in un’azienda meccanica di Badia Pozzeveri, una ragazza generosa e solare, morì tragicamente mentre era in vacanza con il padre all’isola di Ponza. Si trovava nella spiaggia di Chiaia di Luna alla vigilia del suo compleanno quando, improvvisamente, la roccia di tufo si staccò dalla cima della falesia rotolando sull’arenile e la prese in pieno. Non c’erano segnali di pericolo in quella zona controllata da comune di Ponza. Alessandra morì il giorno stesso al Cto Roma per le gravissime lesioni interne. Era il 16 settembre 2001 e da allora la famiglia Pioli attende invano giustizia. Il processo penale si è chiuso nel modo peggiore: con la prescrizione. Nonostante i giudici di secondo grado, entrando nel merito, confermarono la responsabilità già emersa dalla sentenza del tribunale di Gaeta nei confronti dell’allora dirigente dell’ufficio lavori pubblici, ma ritennero civilmente responsabili l’ex sindaco e l’allora capo dei vigili urbani.

Causa civile. Niente colpevoli quindi, ma anche nessun risarcimento del danno. Seppure il denaro non serve a far tornare in vita quella figlia amata, un vero dono del cielo. Eppure 7 anni dopo la tragedia i giudici di primo grado avevano stabilito una provvisionale: 475mila euro. Provvisionale confermata, seppur ridotta, dalla corte d’Appello e dalla Cassazione. Eppure ad oggi il comune di Ponza non ha versato neanche un centesimo alla famiglia. Il motivo? Non era assicurato e 11 anni e mezzo dopo non ci sono soldi per «alleviare» il dolore e le sofferenze di chi ha perduto una figlia. Il diritto in questo caso diventa «padrigno» e che fa indignare ogni uomo che crede ancora nei valori nobili della giustizia.

Ricorso al Tar. Attraverso l’avvocato Consorti la famiglia ha fatto ricorso al Tar del Lazio per veder riconosciuto almeno l’ultimo dei suoi diritti: il risarcimento del danno stabilito nel 2008 dai giudici del tribunale di Gaeta. E che ammonta adesso a 285mila euro. E lo scorso febbraio il tribunale amministrativo locale ha accolto il ricorso presentato dai familiari di Alessandra intimando al comune di Ponza - che dopo sei mesi di commissariamento (dalla fine del 2011 al maggio 2012) è presieduto dal sindaco Piero Vigorelli, ex giornalista Rai - di ottemperare a quel risarcimento stabilito dal giudice entro e non oltre i 60 giorni.

Pignoramento. Tutto risolto, dunque? Nient’affatto. Perché la famiglia è convinta che anche stavolta il comune di Ponza non verserà un euro. Cosa fare per entrare in possesso di quella cifra? L’unico modo resta il pignoramento dei beni di proprietà del comune che da anni è in profondo rosso. E con la vendita all’incanto di beni mobili e immobili ricavare la somma a parziale risarcimento dei genitori e della sorella di Alessandra. A meno che, il sindaco-giornalista, non si metta una mano sulla coscienza e predisponga una delibera di liquidazione del danno ai parenti della vittima.

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