Sicurezza
Tre anni di odissea ma io sono in regola
LUCCA. Ancora una volta i suoi locali finiscono nel mirino. Ma lui rivendica, documenti alla mano, la correttezza delle sue azioni. L’ultima contestazione ai locali di Giuseppe Riefolo riguarda la...
LUCCA. Ancora una volta i suoi locali finiscono nel mirino. Ma lui rivendica, documenti alla mano, la correttezza delle sue azioni. L’ultima contestazione ai locali di Giuseppe Riefolo riguarda la canna fumaria del suo ristorante La Brusketta, entrata da piazza Anfiteatro. Un “inestetismo” contestato da Italia Nostra che però Riefolo controbatte con l’autorizzazione del Suap. Ma la consapevolezza di essere dalla parte della ragione non lo solleva da un senso di sconforto. Dal 2010 ad oggi, si sfoga, «ho dovuto sempre lottare per portare avanti il mio lavoro».
«Nel 2010 - spiega Riefolo - per motivi familiari io e mia moglie rientrammo in Italia dopo tanti anni all'estero lavorando nella ristorazione. Decidemmo di aprire un negozio di vicinato, Il Pappamondo, in via Anfiteatro, focacceria e fast food. Ma a pochi giorni dall'apertura cominciarono i commenti negativi su attività come la nostra. Associazioni di commercianti e ristoranti storici chiedevano all'amministrazione di verificare legalità ed etica di queste attività e se possibile di impedirne il proliferare».
Riefolo continua la sua ricostruzione. «Cominciai lì, insieme a un amico e professionista del settore, Roberto Isola, una battaglia contro chi intralciava il rispetto delle leggi, le quali prevedono che il mercato privato sia libero, sempre nel rispetto dei requisiti igienici sanitari e della sicurezza. Poco dopo, il Comune varò la modifica di un articolo del regolamento, il 17, imponendo a tutti i negozi di vicinato di eliminare ogni forma di seduta dai locali, pena l'immediata chiusura dell'attività. Mi rivolsi a un legale e chiesi l'intervento dell'Antitrust e del ministero dello Sviluppo economico, che non tardó. I due enti spiegarono al Comune che l'articolo 17 e la sua modifica non erano conformi alle normative vigenti. Ma il Comune ignorò la spiegazione. Decisi cosí, con rammarico e delusione, di trasformare la mia attività da esercizio di vicinato a essomministrazione tipo bar/ristorante per essere libero di fare il mio lavoro». Non finisce qui l’odissea. «Apro il ristorante La Brusketta - continua - e il Comune mi invia un avviso di immediata cessazione dell’attivitá perchè secondo il regolamento i locali dovevano avere una superficie di somministrazione non inferiore a 90 metri quadrati. Il mio è di 76: così mi rivolsi al Tar. Il 5 novembre 2012, il Tar ha condannato il Comune al risarcimento di 2mila euro e ha accolto il mio ricorso giudicando il regolamento illogico e in contrasto con le normative. Ottenuta la licenza di ristorante, come la legge prevede, ho chiesto i permessi per installare una canna fumaria. L’ho installata venerdì e due giorni arriva la contestazione. Ma io sono in regola e continuerò a lavorare, riservandomi di adire a vie legali contro chi mi ha calunniato».
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