La manifestazione
«Incentivi agli artigiani per far rifiorire il centro»
Il presidente e il direttore della Confartigianato: «Più concertazione sulle scelte che l’amministrazione comunale può prendere per dare fiato alla ripresa»
LUCCA. «Sentiamo parlare di un consiglio straordinario dedicato all’artigianato e al commercio, nel quale la giunta comunale dovrebbe presentarsi non tanto per ascoltare le categorie, ma per esporre i suoi programmi per il settore. Molto bene, però ci auguriamo di essere interpellati prima e di poter concertare le soluzioni. Quando venne a trovarci il sindaco Alessandro Tambellini si impegnò a fare ricorso alla consultazione preventiva. E a quell’impegno noi siamo rimasti». È un momento di frizioni nei rapporti tra associazioni di categoria e amministrazione comunale, ma il presidente e il direttore della Confartigianato, Costante Martinucci e Roberto Favilla, credono che sia ancora possibile arrivare a intese e decisioni utili per la categoria e la città nel suo complesso. Il metodo tuttavia è importante, soprattutto in un momento in cui le scelte di Palazzo Orsetti in merito alla Tares e ad altre gabelle non vanno giù agli imprenditori. Per loro è di fondamentale importanza che ora l’amministrazione si muova su alcune direttrici di fondo: rendere più snelle le pratiche burocratiche, procedere con determinazione nella politica del rilancio turistico, accogliere richieste giacenti da anni che semplificherebbero il lavoro, incentivare in ogni modo il ritorno dell’artigianato nel centro storico, andare avanti nelle opere infrastrutturali, in particolare per la viabilità.
«Se non si prendono subito decisioni coraggiose – affermano Martinucci e Favilla – il centro storico diventerà definitivamente un museo e le attività continueranno a chiudere. Il rapporto tra cessazioni e nuove aperture è tragico, servono iniziative in tempi rapidi, da concertare. L’amministrazione comunale può e deve coinvolgerci, facendo tesoro dell’esperienza e delle conoscenze di chi opera in concreto sul territorio».
Quali proposte avete da fare?
«La città per noi artigiani è come ingessata. Per chi lavora in centro è tutto complicato, assurdo. Si perdono ore, ad esempio, per i permessi di accesso. Gli impiantisti si scontrano con un sistema che allunga i tempi e aumenta i costi, anche per il committente. Basterebbe poco per migliorare le cose: servono automatismi e buon senso. Perché negare (al contrario di quanto fanno città vicine, come Pisa) che una ditta possa ad esempio avere un unico permesso da utilizzare di volta in volta su mezzi diversi? Ci sono rigidità insensate da abbattere: stanno creando crescenti difficoltà, scoraggiano le persone che vogliono aprire attività, intraprendere, dare lavoro. E fanno morire il centro storico».
A cosa vi riferite in particolare?
«Alle norme che costringono gli artigiani ad attendere tempi biblici e a spese assurde per mettere ad esempio un cartello. Chi vuole apporre un’insegna e fare ricorso alla cartellonistica è di fatto paralizzato. E lo stesso avviene quando ci si addentra nelle ristrutturazioni o nelle modifiche edilizie. Sono ormai mosche bianche gli artigiani che decidono di investire in centro, ma il problema esiste anche per le altre zone. Intanto una cosa il Comune potrebbe fare subito: trasferisca alle associazioni di categoria l’istruttoria delle pratiche Suap, riservando agli uffici comunali solo il controllo finale. Si abbatterebbero i tempi di rilascio. L’interazione tra amministrazione comunale e categorie è possibile e produce effetti benefici per tutti».
Chiedete incentivi per invertire la tendenza e far rifiorire le attività dentro le Mura, che tra l’altro darebbero ulteriore attrattiva. Avete idee precise?
«Guardate il flusso di turisti che attira l’attività della zona dell’Anfiteatro in cui si svelano i segreti della tessitura. Sono diventati meta fissa dei gruppi in giro per la città, affascinati dalla lavorazione e dai prodotti. Lo stesso potrebbe accadere se si portasse avanti l’idea, che invece è abortita, di fare davvero di via dei Fossi la via dell’artigianato di qualità, legata in qualche modo alla famosa “Via delle Sete” di cui non si sente più parlare. Alla giunta Favilla avevamo proposto di realizzare, con cadenza periodica, un mercato di qualità, di vero artigianato di eccellenza, tra la Madonna dello Stellare e Porta S. Iacopo, oppure tra la Madonna e porta S. Gervasio. Avremmo già le strutture del consorzio Artex e punteremmo su una esposizione che certamente sarebbe più che apprezzabile. Perché la giunta Tambellini non fa propria questa idea? Perché non prende in considerazione l’ipotesi di realizzare itinerari specifici per l’artiginato dentro le Mura? Più in generale chiediamo all’amministrazione di valutare ogni possibilità per incentivare la nascita di altre attività. Si potrebbero studiare graduazioni nella tassazione, riducendo l’Imu e la Tares per i primi anni. Con forza intanto torniamo a chiedere una seria politica di programmazione e promozione per il turismo, vera ancora di salvezza per tutti».
Sembra che qualcosa finalmente si muova. L’assessore comunale Patrizia Favati ha illustrato al nostro giornale, giovedì, il programma che sta mettendo insieme dopo aver raccolto le indicazioni di soggetti e associazioni che propongono iniziative e manifestazioni. E alla Camera di Commercio le associazioni di categoria hanno ricominciato a parlare con i sindaci dell’esigenza di una cabina di regia. Pensate che qualche risultato possa davvero arrivare?
«Deve arrivare per forza, altrimenti tante altre attività spariranno. Cosa c’è da fare ormai è chiaro: individuare le realtà da valorizzare, procedere speditamente con il biglietto unico dei musei, approntare il calendario unico che copra di manifestazioni tutti i periodi dell’anno, eviti sovrapposizioni nocive e procedere con una promozione sistematica sul web, tra i blogger, la stampa specializzata. E bisogna tornare a essere presenti alle mostre. Non ultimo, va tenuta pulita e accogliente la città. Situazioni come quella del campo ex Balilla, coperto di sassi, sono un pessimo biglietto da visita. Così come le strade piene di buche e una viabilità ormai da terzo mondo, una vera tragedia per chi opera nell’autotrasporto. Le ditte di questo settore sono penalizzate dai tempi di percorrenza e dai costi. Scelte come quella della chiusura di viale Europa a Marlia sono da evitare: l’unico risultato è che i camion si riversano sulla circonvallazione di Lucca, già intasata. Ed è il caos».
Avete tante esigenze, legittime e comprensibili, ma vi esponete anche a qualche critica. In particolare per il via vai di mezzi nel cuore dell’isola pedonale. Creano pericolo e inquinano. Non ci sono proprio soluzioni? Che fine ha fatto il progetto di spostare le consegne delle merci sui piccoli mezzi elettrici, almeno nell’ultimo chilometro?
«In effetti dei servizi di Lucca Port si avvale sì e no il 15% dei corrieri. Ci sono resistenze e pesano i timori di costi aggiuntivi. Ma l’amministrazione comunale potrebbe fare la sua parte, sancendo che nel centro storico sono ammessi soltanto i mezzi elettrici».
Abbiamo dato notizia mercoledì del fatto che Lucca è, purtroppo, al nono posto in Italia per il peggior trattamento riservato dalle banche a chi chiede credito. Possibile che, in una città in cui si assiste ad una forte competizione tra vari istituti per conquistare l’immagine di banca della città, si abbiano in realtà condizioni peggiori che altrove? La concorrenza non dovrebbe portare offerte migliori?
«Tocca un tasto che per gli artigiani è sconvolgente. Ottenere credito è diventato difficilissimo e le condizioni sono capestro. Davvero non capiamo cosa succede nel sistema bancario lucchese. Certo è che la perdita della banca della città è stata devastante. Prima c’erano direttori e funzionari che conoscevano il cliente e la sua attività, sapevano valutare al volo se era capace e serio, se era un buon pagatore o no. Oggi negli istituti c’è un tourbillon di personale impressionante e nessuno sa più nulla del cliente. Contano solo i numeri del momento e in periodi di crisi, come ora, non possono che essere punitivi. Un altro dramma sono i ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. I tempi dovrebbero ridursi ora, ma c’è un pregresso che pesa enormemente. Così come incide il lavoro nero che uccide le ditte che si comportano correttamente. I controlli sono davvero insufficienti».
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