La manifestazione
Subito sinergie per la città della musica
Presidente e direttore del Boccherini: «Quando non ci sono soldi è il momento di puntare sulle idee e agire»
LUCCA. L’Istituto musicale Boccherini? Costa al Comune oltre 2 milioni di euro all’anno, ha un’elevata capacità formativa, dispone di veri talenti (due in semifinale al concorso di Uno Mattina alla Rai), attrae studenti anche dalla Cina, ma è a dir poco sottoutilizzato. Per non dire trascurato. La conferma? Non ha avuto ancora risposta la proposta di un mese di concerti e opera autoprodotti, con convegni e conferenze dedicati Puccini, da affiancare alle iniziative della Fondazione. Il progetto elaborato dal Boccherini sarebbe manna per la città, anche a fini di richiamo turistico, nel periodo maggio-giugno: siamo quasi ad aprile, ma non pare che la cosa interessi granché.
Appare amareggiato il presidente dell’Istituto, Ugo Giurlani, che risponde alle domande de Il Tirreno insieme al direttore GianPaolo Mazzoli.
«Siamo in grado di offrire alla città concerti e spettacoli di qualità quasi a costo zero, se si eccettua un piccolo rimborso. Gli studenti si attivano con entusiasmo e si fanno apprezzare per le loro capacità, come hanno dimostrato nei concerti per i giorni dell’Unesco. Anche alla luce dell’intenzione di ottenere il riconoscimento di “Lucca città della musica” ci vorrebbe un piano coordinato che punta proprio sulla musica per attirare flussi di turismo qualificato».
Chi e come dovrebbe occuparsi della questione?
«Le Apt sono sparite e nessuno sembra avere più competenze. Crediamo che spettino al Comune capoluogo. Proprio quando non ci sono soldi è il momento di tirare fuori le idee e metterle subito in pratica. Serve un nucleo di poche persone, preparate, che individui gli eventi e li calendarizzi per provvedere poi ad una promozione spinta incentrata sull’offerta musicale. Non ci vogliono milioni. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, in collaborazione (e non certo in concorrenza) con il Teatro del Giglio e la Fondazione Puccini. Va in questa direzione il progetto di un mese di iniziative e musiche pucciniane che abbiamo presentato. La città ha grandi potenzialità nel campo della musica, ma bisogna crederci. E agire in fretta».
A crederci sono intanto i giovani studenti, in aumento. Che cosa è che li fa venire a Lucca anche da tante altre parti d’Italia e del mondo?
«La capacità formativa. L’istituto offre lauree di primo e secondo livello ed ha la fortuna di attraversare un momento davvero felice per la qualità dei suoi iscritti, alcuni dei quali sono veri e propri talenti. L’esibizione nella “Foresta incantata” di Geminiani, alle giornate dell’Unesco, ha ad esempio affascinato gli ospiti austriaci e giapponesi, che si propongono di portarla nei cartelloni dei loro teatri. Il nostro corpo docente, qualificato, è in grado di assicurare una preparazione di assoluto livello in Europa, dove le lauree sono peraltro equiparate. I nostri studenti hanno anche opportunità di rapporti con l’estero e non è un caso se proprio all’estero trovano con più facilità lavoro, una volta finiti gli studi. La musica per il nostro Paese è una grande risorsa, ma è sempre più difficile andare avanti. Le nostre attività sono sottoposte a continui tagli governativi, manca la dovuta attenzione».
Da più di trent’anni diamo conto di quanti rispolverano lo slogan di “Lucca città della musica”. Sacrosanto se si considarano i geni musicali che il nostro territorio ha generato. Già negli anni Settanta-Ottanta l’allora assessore e poi sindaco Franco Fanucchi vagheggiava “Lucca Salisburgo della Toscana”. Concetto ripreso più volte fino ad arrivare alla visita dell’Unesco. Ma cosa si è fatto e si fa in concreto perché Lucca diventi davvero una città della musica?
«Abbiamo tutto per centrare l’obiettivo, ma manca la sinergia necessaria tra teatro, Comune, Fondazione Puccini, Istituto Boccherini e associazioni musicali. Ognuno va avanti per proprio conto, non c’è chi si preoccupa di mettere in rete risorse, offerte ed esperienze, creando un vero sistema. Per parte nostra, proponiamo una stagione di concerti, già iniziata, che arriva fino alla fine dell’anno».
Come fate ad andare avanti, visto che, assurdamente, non è mai stata accolta la richiesta di diventare Conservatorio e avere quindi diritto ai fondi statali?
«Se si guarda la geografia dei conservatori si notano subito discrepanze gravi. Ci sono regioni che ne hanno sei o sette, altre che ne hanno uno solo, come la Toscana (a Firenze). E ci sono istituti come il nostro, o il Donizetti di Bergamo, altamente qualificati che continuano a rimanere “parificati”. Dal punto di vista dei titoli di studio non cambia niente, ma da quello dei finanziamenti sì. Il Boccherini sopravvive solo grazie al Comune che paga gli stipendi dei docenti per circa due milioni di euro e versa altri 125mila euro per le spese che consentono il funzionamento e la manutenzione della struttura. Inoltre c’è qualche contributo da parte di Fondazioni bancarie e altri sponsor. A integrazione ci sono le quote di iscrizione, che ci consentono di mantenere il bilancio in pareggio. Dobbiamo dire che il rapporto con l’amministrazione, le istituzioni e la città in generale è molto migliorato. Avvertiamo di non essere più considerati una elite, siamo sempre più richiesti e la qualità delle nostre proposte riceve continui riconoscimenti. Ma potremmo fare e dare di più».
Non pensate che ci sarebbe un gran bisogno dei vostri concerti per assicurare intrattenimento di qualità ai turisti, ma non solo, lungo tutto il corso dell’anno.
«Se ci chiamano, siamo pronti. Le nostre proposte le abbiamo avanzate. Attendiamo una risposta. Gli studenti sono pronti a mettere tutte le proprie energie, l’entusiasmo e le capacità per assicurare concerti di buon livello, come hanno già fatto vedere. Le esibizioni sono per loro una importante occasione per fare esperienza e crescere. La città può trarne un gran vantaggio».
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