Sicurezza
Una casa della memoria nel nuovo Museo del Risorgimento
Cimeli, opere d’arte, documenti e testimonianze nelle sale risistemate al piano terra di Palazzo Ducale
LUCCA. Le sciabole e i diari. Le bandiere e le giubbe. Gli ideali e le vite. Di un periodo, quello tra il 1821 e la Prima guerra mondiale, che ha segnato radicalmente la nostra storia. Tutto questo è il Museo del Risorgimento aperto ieri in Cortile degli Svizzeri, al piano terra di Palazzo Ducale. Una vera e propria casa della memoria dove si trovano – in un allestimento che concilia il rispetto dei reperti storici con le tecnologie più moderne - cimeli, opere d'arte, documenti e testimonianze del lungo e travagliato processo che portò alla formazione dello Stato italiano. La particolarità del museo - oltreché per alcuni pezzi forti come la bandiera dei Carbonari del 1821 che sventolò anche nelle Cinque giornate di Milano, le uniformi garibaldine, le lettere di Garibaldi e Mazzini - è nell'attenzione al contributo dato dalle popolazioni di Lucca e della provincia al fermento risorgimentale. E del tutto nuova è la sottolineatura del ruolo attivo delle donne, e da alcune donne lucchesi, nell'affermazione degli ideali di libertà e indipendenza che furono alla base di quel fermento. Ruolo che, una volta fatta l'Italia, fu poi ignorato e dimenticato. Una parte del percorso espositivo, infatti, è dedicata a due patriote locali finora conosciute per lo più solo agli studiosi: la ricca Cleobulina Cotenna e la letterata Luisa Amalia Paladini. La prima, con l'aiuto della madre e del marito, ospitò tanti perseguitati nella sua casa di Monte San Quirico, sfidando le persecuzioni poliziesche e il carcere, fino a diventare povera per la sistematica pratica di soccorso ai bisognosi. La seconda, autrice di versi di impegno civile oltreché educatrice, ebbe incarichi di direzione in diversi istituti scolastici (a lei fu intitolato il Magistrale) fino ad essere nominata, nel 1860, ispettrice generale delle scuole della Toscana. Ma dovette rinunciare perché le disposizioni legislative del nuovo Stato non permettevano alle donne di dirigere istituti. Il museo di Palazzo Ducale rivaluta le loro storie, affiancandole a quelle, ben più note e celebrate, degli eroi del Risorgimento.
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