Il Tirreno

Lucca

MONTEFEGATESI

Sgombero alle Poste tra le proteste

Gli abitanti chiudono la porta con una catena e presidiano l’ufficio

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MONTEFEGATESI. Arrivano in paese per sgombrare l’ufficio dichiarato chiuso e trovano la porta d’ingresso incatenata e decine di abitanti a presidiarla. È successo a due addetti inviati a Montefegatesi da Poste Italiane Spa per liberare le stanze occupate dall’azienda prima che questa decidesse di cessare qualsiasi tipo di servizio alla combattiva comunità.

I cittadini di Montefegatesi lo avevano promesso: «Noi non molleremo e faremo tutto il possibile affinché l’ufficio postale riprenda la propria attività». Tre le vie perseguite fino ad oggi quella istituzionale con i ripetuti tentativi di aprire un dialogo con l’azienda (appoggiandosi ad Uncem Toscana), quella legale con la richiesta all’amministrazione comunale di intentare causa a Poste ed infine quella dimostrativa proseguendo con i sit – in di protesta e le azioni eclatanti.

Gli abitanti del paese erano stati informati che l’azienda avrebbe iniziato a portare via il mobilio contenuto nella propria sede e non si sono fatti trovare impreparati. Hanno inibito l’accesso all’ufficio e si sono organizzati per aspettare gli impiegati. Al loro arrivo gli addetti si sono subito resi conto di non poter entrare nello stabile e perciò si sono dovuti avvalere della collaborazione di due tecnici per rimuovere le catene. Allertati inoltre sia i carabinieri sia i vigili urbani che sono saliti a Montefegatesi, così come l’assessore alla montagna Giuseppe Zago.

«Poste Italia spa nel suo sito internet dichiara di aver mantenuto ben saldi i principi della propria missione aziendale declinata attraverso la capillare presenza sul territorio e la tradizionale vocazione a cogliere le esigenze della clientela, ma non è così – sostengono in paese –. Poste afferma anche testualmente: “Onestà, trasparenza, correttezza, senso di responsabilità e affidabilità sono i valori che caratterizzano il Gruppo e che guidano i comportamenti nei rapporti con l'esterno”. Bene, noi allora chiediamo a gran voce un confronto onesto, trasparente, corretto, mosso dal senso di responsabilità fra paese e azienda, invitando e sollecitando i signori Giovanni Ialongo e Massimo Sarni ad aprire il dialogo con il nostro sindaco e con il presidente del Uncem, Oreste Giurlani. Ci teniamo infine a ribadire che il mancato confronto porterà ad una definitiva rottura e all’abbandono da parte di tutto il paese dei servizi forniti dall’azienda».

Chiara Lammari

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