Finanza
Da Mura e Napoleone l’atteso rilancio
Il lavoro di ricerca di Roberta Martinelli prezioso per riscoprire le radici e l’identità che tanto piacciono anche ai turisti
LUCCA. Guai a dirle che sulle Mura e su Napoleone sa, ormai, tutto. «Sono argomenti – puntualizza – su cui non si finisce mai di imparare». Ma Roberta Martinelli, ex assessore alla cultura in Comune e in Provincia, direttore dei musei napoleonici dell'Isola d'Elba, del più importante monumento lucchese e dell'imperatore francese conosce segreti, storie, aneddoti e documenti come pochi. E ha cercato di divulgare queste sue conoscenze al grande pubblico, presentandole in forme nuove, per niente accademiche, anzi molto spettacolari, sia che si trattasse di libri sia di mostre.
«La cultura e la storia – dice - non devono essere retaggio di pochi. Per questo dagli archivi cerco di trovare argomenti poco trattati e conosciuti, risvolti divertenti, di vita e di costume, in grado di essere immediatamente compresi dal pubblico, capaci di suscitare il suo interesse e di emozionarlo.
«Con un'idea di fondo: la gestione economica di un bene culturale, cioè riuscire a fare della cultura e della storia - attraverso restauri, libri e mostre pensati in modo innovativo - un progetto che abbia ricadute positive sul territorio. Questo vale per Napoleone come per le Mura».
Si deve sicuramente a lei l'ingresso del brand Napoleone a Lucca e in Toscana. Un “marchio” che fino a pochi anni fa era impensabile considerare, come lo è oggi, un traino per il turismo e l'economia della città e della regione.
Tanto da essere al centro di uno specifico progetto, Bonesprit, di cui la studiosa lucchese è il referente scientifico e che, nato oltre una decina di anni fa e consolidato ufficialmente nel 2007, vede coinvolte diverse realtà francesi e italiane, tra cui Lucca.
Grazie ai finanziamenti ottenuti sono stati avviati i restauri dei musei elbani: è in corso quello alla palazzina dei Mulini a Portoferraio, destinata a diventare com'era nel 1814, quando vi soggiornò Napoleone.
Sono parecchie, poi, anche le iniziative di successo. Da ricordare, tra la tante, le mostre dedicate a Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Lucca, al Palazzo Ducale di Lucca; l'esposizione “Mito e bellezza” sui foulard di Hermès a tema napoleonico, sempre a Palazzo Ducale; le Conversazioni napoleoniche che si tengono ogni estate nel complesso di San Micheletto e che sono sempre affollatissime.
Più recentemente, poi, le Settimane napoleoniche con spettacoli in costume e visite guidate nei luoghi cittadini, e la Guida del Touring che propone diversi itinerari nei luoghi lucchesi, toscani, sardi e corsi legati all'imperatore e alla sua famiglia.
«Tutto è nato – racconta la studiosa – dall'intuizione che avevo in merito alle tracce della presenza di Napoleone, della sua famiglia e del suo entourage nel territorio della nostra regione.
«E cioè che i Napoleonidi, in momenti diversi e per ragioni politiche diverse, abbiano giocato nella nostra storia un ruolo maggiore di quello di cui abbiamo coscienza e conoscenza.
«Furono motori e promotori di una profonda innovazione sociale e culturale, che ha interessato lo stile e la qualità della vita della società lucchese e toscana a tutti i livelli».
Martinelli cita, su tutti, Elisa Bonaparte: in città istituì, tra l'altro, la prima scuola femminile per ragazze povere; nell'altro principato dove regnava, Piombino, fece impiantare i vitigni francesi in quella che oggi è la zona del Sassicaia; inaugurò la moda dei bagni in mare, introdusse nuovi alimenti, cambiò le abitudini di pranzare, innovò le arti, le industrie.
«Sono soltanto alcuni piccoli esempi – aggiunge – di un complessivo modo di vivere moderno e innovativo che ha segnato e riscritto la storia della città e della Toscana».
Eppure fino a una decina di anni fa la domanda ricorrente era: “Ma cosa c'entra Lucca con Napoleone?”.
Invece c'entra, si è visto. E il fattore “N” piace, cattura come nessun altro al mondo e ha permesso alla città di essere inserita in un circuito internazionale.
«Sarebbe necessario, però – annota Martinelli – che le amministrazioni pubbliche ci credessero un po' di più, come ci credono, ad esempio, le fondazioni bancarie che non hanno mai fatto mancare il loro appoggio».
La studiosa crede ancora di più nel fattore Mura, altro argomento della sua vita. Anzi, è sulla cerchia muraria che ha dedicato la maggior parte delle ricerche prima di indirizzarsi anche su Napoleone. Tra circa un mese, nell'anno dei festeggiamenti per i 5 secoli del monumento, uscirà un suo nuovo libro, dal titolo “Lucca e le sue mura”, incentrato sull'ultima edificazione e sul coinvolgimento dei cittadini in questo enorme cantiere.
«Tutto trattato – conclude l'autrice – ancora una volta con senso di ironia. E' come un romanzo, una storia da leggere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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