Il Tirreno

Lucca

Diagnosi in ritardo l’Asl paga 110mila euro

di Fabrizio Tonelli
Diagnosi in ritardo l’Asl paga 110mila euro

Risarcimento a una donna a cui dopo un test non era stato scoperto un tumore Ogni anno all’azienda arrivano circa 80 richieste che costano 400mila euro

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Ha ottenuto un risarcimento di 110mila euro dall’Asl per una diagnosi ritardata di un tumore all’utero. Una donna lucchese di 40 anni aveva avviato un’azione nei confronti dell’azienda sanitaria dopo che aveva scoperto la patologia. Che invece non era stata individuata dal medico che le aveva letto l’esame, un pap test, cui si era sottoposta. Un ritardo di quattro mesi e mezzo nella diagnosi che ha influito sullo sviluppo successivo della malattia che è stata poi affrontata e risolta con un intervento chirurgico.

Dopo di che la paziente ha deciso di rivolgersi a uno studio legale per avviare una richiesta di risarcimento, pratica che si è chiusa nei giorni scorsi, quando si è arrivati a definire una transazione e la donna ha accettato 110mila euro a definitiva tacitazione della vertenza.

Peraltro tutte le carte, secondo quanto previsto da una delibera della giunta regionale, saranno trasmesse alla procura regionale presso la Corte dei Conti per le valutazioni di competenza in merito all’eventuale sussistenza del dolo o della colpa grave, per l’esercizio dell’azione di rivalsa.

«L’azienda ha riconosciuto la sua responsabilità – spiega il dottor Massimo Martelloni, responsabile della medicina legale dell’Asl – ma al di là di questo aspetto mi preme sottolineare che da quando, il 1° gennaio del 2010, la Regione ha scelto la strada del risarcimento diretto, è stato recuperato un rapporto di fiducia con i pazienti. Noi siamo i primi a entrare in contatto con le persone, a partecipare alla loro sofferenza, a cercare di capire cosa è successo. Il recupero di questo rapporto di fiducia ha portato a un crollo delle querele nei confronti degli operatori».

Nel 2012 all’Asl 2 sono state 83 le richieste di risarcimento (38 delle quali respinte), nel 2011 erano state 89, l’anno precedente 74. La maggior parte dei casi, oltre il 40%, è relativa a errori negli interventi, il 39% a errori o ritardi nella diagnosi; solo il 2,5% alle infezioni contratte.

La media delle cifre pagate in questo tre anni è di 400mila euro l’anno (il 95% dei risarcimenti è sotto i 100mila euro). Un risparmio notevole rispetto al periodo in cui l’Asl si affidava alle compagnie di assicurazione.

Tanto per fare un esempio, nel triennio 2003-2005 a fronte di un costo delle polizze, a livello di area vasta, di 12 milioni di euro, le assicurazioni avevano versato ai cittadini appena 600mila euro. C’è poi un secondo aspetto, quello legato al lavoro che l’azienda sta portando avanti per quanto riguarda il rischio clinico.

«Le informazioni che ricaviamo dal contenzioso – dice il dottor Martelloni – le trasformiamo in azioni di prevenzione, se individuiamo un problema organizzativo lo affrontiamo. Con le buone pratiche abbiamo raggiunto ottimi risultati: dalla campagna per le mani pulite, all’uso corretto degli antibiotici, dal controllo dei cateteri venosi centrali agli schemi per la valutazione del rischio trombo embolico in ortopedia».

In questa ottica l’Asl organizza spesso incontro specifici (113 nel 2012) e conferenze di aggiornamento. Per quanto riguarda il rischio clinico ci sono stati corsi di formazione che hanno coinvolto 1600 dipendenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web