Attenzione
Confcommercio, summit sul mercato del Carmine
Si va avanti sul progetto di riqualificazione della struttura che poggia intanto sulla destinazione a centro della filiera corta del settore agro-alimentare
LUCCA. Un passo avanti verso un primo recupero del mercato del Carmine. L’appuntamento è giovedì 21 marzo alle 14,30, quando in Palazzo Sani, sede di Confcommerco, è in programma la prima seduta del tavolo tecnico promosso dal consorzio InLucca di Confcommercio dopo l’illustrazione del progetto di riqualificazione del Carmine come mercato di filiera corta. Un’idea che, fin dalla sua presentazione, ha riscosso il favore della stragrande maggioranza degli operatori (quelli rimasti) dello storico mercato cittadino.
Al tavolo di giovedì siederanno, accanto al direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini, a Massimo Bonino del consorzio InLucca, anche l’assessore al commercio Giovanni Lemucchi, il presidente della Camera di Commercio Claudio Guerrieri, esponenti di tutte le associazioni interessate al progetto, degli Industriali, di geometri e architetti.
«Il nostro non è un progetto calato dall’alto - dice Rodolfo Pasquini - ma aperto a qualsiasi contributo. L’importante - sottolinea - è trovare la chiave di un recupero veloce del Carmine. La nostra idea è tutt’altro che un progetto faraonico: una riqualificazione, un modo per ridare vita alle aziende che ci sono dentro, per allargare la filiera corta ma solo di prodotti locali, a chilometri zero e di stagione. Vorremo che nel Carmine i produttori possano individuare un contenitore in cui andare a vendere i prodotti tipici e di stagione; sarà l’Asl a certificare chi produce. Se il progetto avrà successo, l’amministrazione dovrà cominciare a valutare nuove proposte per la sosta».
Anche Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti, è dell’idea che per ricominciare a dare vita al Carmine sia interessante l’idea di cominciare da progetti più semplici in attesa che se ne concretizzino altri su più larga scala. «Intanto facciamo qualcosa - dice Emanuele Pasquini -, diamo un segnale perché possa invertirsi una rotta. Siamo d’accordo che qualcosa si possa fare, pensiamo anche a un minimo di messa in sicurezza. Se l’agibilità è consentita, si può ripartire con l’assegnazione di fondi sfitti».
Anche perché, sottolinea il direttore di Confesercenti, «ci sono affitti modesti al Carmine, uno dei pochi spazi commerciali dove è il pubblico a determinare i canoni. E finora gli operatori sono rimasti con la spada di Damocle di tanti grandi progetti che dovevano svilupparsi al Carmine e che invece non sono andati in porto».
«Io - conclude - ringrazio gli operatori che tengono il Carmine ancora vivo. Da quarant’anni si parla del suo recupero: la prima riunione di Confesercenti, alla sua costituzione i primi anni Settanta, aveva all’ordine del giorno proprio il rilancio del Carmine».
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