Il Tirreno

Lucca

«Studio e lavoro, non siamo choosy»

di Flavia Barsotti
«Studio e lavoro, non siamo choosy»

Si allungano i tempi di ingresso nelle professioni dopo la laurea e in tanti si danno da fare per non pesare sulla famiglia

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LUCCA. Altro che "choosy", altro che "bamboccioni": sono i giovani lucchesi che si dividono fra studio e lavoro per rendersi indipendenti e non gravare troppo sul budget familiare. C'è chi lavora la sera per stare sui libri il pomeriggio, chi lo fa solo il sabato e la domenica, privandosi di un po' di svago, per seguire le lezioni il resto della settimana e chi si organizza, potendo godere di turni e orari flessibili, per riuscire a fare tutto. Lo scopo è però sempre lo stesso: rendersi autonomi e poter usufruire dei propri guadagni per le spese quotidiane, così da non dover più chiedere aiuti economici ai genitori.

«Ho iniziato quattro anni fa, quando frequentavo il primo anno di università, con il fine principale di disporre di qualche soldo soltanto mio - racconta Elisa Serafini, studentessa alla facoltà di farmacia –. Lavoro in una pizzeria da asporto dove guadagno circa 160 euro al mese che uso totalmente per me, essendo troppo pochi per partecipare alle spese della famiglia o per contribuire alle tasse universitarie. Con alcuni extra, riesco però a pagare da sola anche libri, pranzi a Pisa quando le lezioni proseguono nel pomeriggio e altre piccole spese per l'università».

Come Elisa, sono molti i ragazzi che si rimboccano le maniche, che scelgono di darsi da fare, non solo per costruirsi, con lo studio, il futuro a cui aspirano, ma anche per alleggerire la famiglia dedicandosi a lavoretti, a volte provvisori. Conciliare tutto, non sempre è facile, ma per qualcuno cominciare a conoscere, sebbene a piccole dosi, come funzioni il mondo del lavoro, è il primo passo, vero e proprio, verso una crescita personale.

«Ovviamente i sacrifici sono molti – afferma Gregorio Giovannetti – ma si tratta di una fase importante. Io ho anche modo di mettere in pratica quello che apprendo alla facoltà di economia. Al momento, sono infatti addetto commerciale-marketing per un'azienda che ha una catena di negozi con punti vendita anche a Lucca».

Ma, come spiega Sara Innocenti, «benché fare nella vita quello per cui abbiamo studiato, resti la prima scelta, al giorno d'oggi è più che mai importante imparare mestieri e saper fare più cose, dato che è sempre più difficile e per niente scontato trovare il lavoro per cui abbiamo passato anni sui libri». E infatti Sara da tempo è impiegata in una gelateria, mentre ancora è iscritta alla facoltà di giurisprudenza.

«Le spese sono molte, le tasse universitarie sempre più alte e, se non vogliamo pensare di vivere da mantenuti per tutta la vita, è necessario impegnarsi in qualche lavoro – aggiunge -. Poter accontentare da sola desideri ed esigenze è una grande soddisfazione, anche se, sottraendo regolarmente le tasse al mio guadagno, resta ben poco da mettere da parte. Un lavoro che consenta di studiare sarebbe per il giovane una grande opportunità in vista di un futuro incerto, o magari per cominciare a pensare di andare a vivere da solo senza fare il bamboccione fino a 40 anni, ma non sempre è possibile».

Una scelta, quella del lavoro, un impegno preso non senza conseguenze. «In questo modo è facile restare indietro all'università – conferma Martina Bianchi, della facoltà di lettere e filosofia – e, come un circolo vizioso, si ripresenta il problema delle tasse da versare per più del tempo previsto. Ma come possiamo, a 22 anni, chiedere ancora dieci euro ai genitori per le cose più banali, come una merenda? Così con un piccolo impiego cerco di provvedere almeno ai miei bisogni primari».

Ma, come confessa qualcuno, non sempre si ha la fortuna di incontrare datori di lavoro comprensivi, disposti ad andare incontro allo studente con orari flessibili. Molti giovani si trovano a dover scegliere. Fra gli studenti lavoratori, c'è anche Tommaso Consani, che si ingegna da quando frequentava il penultimo anno di liceo. «Porto le pizze a casa in motorino – spiega –. Il lavoro mi impegna solo di sera, quindi non ho troppi problemi per conciliarlo con l' università. A economia poi non è prevista la frequenza obbligatoria e questo mi facilita, considerando che la pizzeria mi porta via circa 15 ore a settimana. A volte mi è però capitato di dover lavorare anche la sera prima di un esame e questo è davvero scomodo e spiacevole».

«Il segreto – conclude Martina Bianchi – sta nell'imparare a coordinare tempi e orari, nel farci l'abitudine e nel gestire lo stress, trovando il giusto ritmo ed equilibrio. Studiare e lavorare è un investimento sul futuro, per quanto sia difficile bilanciare entrambi gli impegni. Finiti gli studi, guarderò a questa esperienza con l'orgoglio di chi ce l’ha fatta, portando con me un bagaglio di esperienze più ricco e una consapevolezza maggiore delle mie capacità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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