Il Tirreno

Lucca

Palmeri chiede scusa per l’aggressione al pub

Duccio Casini
Palmeri chiede scusa per l’aggressione al pub

«Non sono il pericolo pubblico numero 1, ma lo ammetto: devo smettere di bere e pensare a curarmi seriamente. Spero che Benassi guarisca, non ricordo più nulla di quella notte»

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LUCCA. «Mi dispiace, mi dispiace enormemente per quello che ho fatto. E mi vergogno per come ho agito. Lo giuro, non ricordo niente della serata all’Ottavo Nano e del pugno in faccia a Stefano Benassi. Chiedo scusa e prometto: d’ora in poi mi curerò seriamente e terrò le mani a posto. Non sentirete più parlare di me come un cattivo ragazzo». Andrea Palmeri, 33 anni, è a un tavolo del bar Butterfly in piazza Cittadella. Davanti a una tazzina di caffè racconta di sé, della sua vita, del suo futuro (che vede a tinte fosche) dell’aggressione immotivata a Benassi, suo coetaneo picchiato venerdì notte e che oggi sarà operato per le gravi lesioni riportate al volto e all’occhio sinistro. La prognosi resta riservata.


Palmeri, cosa è successo all’Ottavo Nano? E’ vero che entrato nel locale facendo il saluto fascista e poi, gridando “Viva il Duce”? Ha estratto un coltello prima di sferrare quel cazzotto a Benassi?
«È la ricostruzione che fanno tutti e non posso metterla in dubbio. Il fatto è che io non ho alcun ricordo di quella notte. Ho un blackout totale. Non so quel che ho fatto. Mi sono svegliato sabato mattina nel letto di casa mia come se niente fosse. Poi alcuni amici mi hanno chiesto cosa avessi combinato la notte precedente e sono caduto dalle nuvole. Il coltello? Mi sembra strano. Non giro mai armato. Ma se lo dicono sarà vero».

Possibile aver dimenticato?
«Ma sì, è così. Non ero lucido venerdì. Stavo male e avevo preso dei farmaci, poi però ho bevuto e quel mix mi ha fatto perdere la lucidità».

Palmeri, perché ha questi momenti di aggressività incontrollabile? Che spiegazione  dà?
«Ho problemi comportamentali. L’episodio dell’Ottavo Nano non è il primo. Oddio, ci sono state tante storie, qualche volta sono stato provocato. Altre volte ho agito così, d’impeto. Sono addolorato anche perché c’è chi ci marcerà e dirà che devo essere rinchiuso. Ma io non sono così, non sono il pericolo pubblico numero uno della città».

Però se c’è da picchiare non si tira mai indietro.
«Ho picchiato più di una persona, in vita mia ho fatto tanti errori e alcuni li ho pagati. Con i domiciliari, con la sorveglianza da parte della polizia. Ammetto che c’è un problema da risolvere. Devo smettere di bere e curarmi seriamente. Mi impegno a farlo e a cercare di controllare le mie reazioni».

Anche perché ha famiglia e un bimbo piccolo.
«Ecco, il mio pensiero va a lui che tra sette giorni compie 2 anni. Non deve crescere con un papà nei guai. Anche se penso che stavolta finirò in carcere».

Lo crede  davvero?
«Sì. Dipende dalle lesioni che ho provocato a Benassi. A vedere le sue foto spero che se la cavi con un trauma maxillofacciale, insomma che in poco tempo guarisca. Glielo auguro e torno a chiedergli scusa con tutto il cuore».
 

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