Il dolore
Il problema? La mancanza di parcheggi
Giuliano Satti (Essegi): «Difficile soddisfare gli standard richiesti dal regolamento comunale»
LUCCA. Immobili che sembrerebbero avere un grande potenziale rimasti invenduti da anni. Edifici a vocazione commerciale che non riescono a trovare un acquirente. Secondo Giuliano Satti, titolare dell’agenzia immobiliare “Essegi”, la causa principale di quello che avviene lungo la circonvallazione è da ricercare nella difficoltà di avere a disposizione parcheggi.
Ma - attenzione - non è la questione annosa degli stalli a pagamento o liberi. No, si tratta - spiega Satti - del regolamento comunale che impone ad edifici commerciali di avere uno standard di parcheggi ben definito.
«Facciamo un esempio - precisa Satti -: un piccolo esercizio di 100 metri quadrati riesce in qualche maniera a “salvarsi” perché ha bisogno di una superficie relativamente limitata per far parcheggiare i clienti. Ma se si sale nelle volumetrie, le esigenze in breve diventano non soddisfacibili. Purtroppo, fino a qualche tempo fa, per la Circonvallazione e Borgo Giannotti c’era una deroga prevista dal regolamento. Ma ora anche questa possibilità è venuta meno».
E, al di là dei costi, spesso mettersi in regola con le previsioni comunali non è semplicemente possibile visto che gli edifici in questione sono costruiti in territori già pesantemente urbanizzati, senza aree libere a disposizione.
Certo, questa non è l’unica motivazione per spiegare la presenza di tanti scheletri vuoti lungo le Mura. Una parte la fanno anche i prezzi che in molti casi non sono ritenuti abbordabili, anche per edifici che avrebbero un loro innegabile interesse per un imprenditore disposto a investire a pochi passi dagli spalti.
Anche in questi tempi di crisi nera in generale e di crisi nerissima per il mattone, insomma, c’è chi non ha abbassato i prezzi al metro quadro.
E questo vale anche per il settore residenziale: sono molte le villette e gli appartamenti disponibili lungo il viale. Ma i cartelli di “affittasi” e “vendesi” sembrano destinati a rimanere attaccati a cancelli e balconi ancora a lungo. O, almeno, fino a quando l’economia e l’edilizia cominceranno a mettere la testa fuori dal buco nero della recessione.(l.c.)
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