Sicurezza
Crac Mendella in arrivo altri ricorsi dei creditori
L’avvocato Massa sta studiando la possibilità di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo
LUCCA. L’”onda lunga” del crac Mendella non è ancora finita. Almeno nelle aule del tribunale. Nei prossimi mesi, infatti, potrebbero concretizzarsi altre richieste di risarcimento per i creditori o per chi, a inizio anni Novanta, consegnò i propri risparmi al “telefinanziere”.
Lo rivela l’avvocato Giunio Massa, che ha tutelati molti dei risparmiatori durante i procedimenti penali e fallimentari. E che ha anche curato i ricorsi per ottenere i rimborsi per la durata eccessiva di questi procedimenti che -come Il Tirreno ha scritto due giorni fa - sono stati decisi recentemente dalla Cassazione.
«In molti, dopo il fallimento della Capital Italia - ricostruisce il legale - hanno deciso di fare ricorso sulla base della legge Pinto per un procedimento durato 18 anni». Massa spiega anche il perché di questo fallimento-lumaca: a un certo punto, infatti, nella vicenda si è inserita l’Agenzia delle Entrate, che contestava miliardi di lire di tasse non pagate. «Ma è assurdo - continua l’avvocato -: i bilanci della società erano falsificati gonfiando l’attivo, perché c’era bisogno di far credere agli investitori di essere di fronte a un’azienda che poteva fare molti utili. L’Agenzia si è basata, quindi, su un profitto che in realtà non esisteva».
Così il procedimento è andato alle lunghissime, e i creditori hanno fatto causa sulla base delle legge Pinto. Ma non basta. Giunio Massa ha, infatti, fatto ricorsi anche sulla durata del processo che ha riconosciuto la irragionevole durata del procedimento fallimentare. Insomma, ha “applicato” la legge Pinto sulla legge Pinto stessa. In questa maniera i creditori hanno potuto ottenere qualche migliaia di euro in più che è andato a rimpolpare i non molti soldi avuti dall’insinuazione al passivo fallimentare. «Ora sto valutando la possibilità - continua Massa - di ricorrere anche alla Corte dei diritti dell’uomo per la lunghezza dei procedimenti. Ma bisogna fare attenzione, perché il filtro della Cedu è molto stretto proprio perché dall’Italia arriva un gran numero di ricorsi».
Altri ricorsi pendenti sono quelli promossi, sempre per la lunghezza del processo, da chi si è costituito parte civile nel procedimento penale a carico di Giorgio Mendella e dei suoi collaboratori.
Infine, c’è un altro filone che potrebbe riservare delle sorprese. A Mendella e ai suoi soci, infatti, vennero sequestrati oltre agli immobili anche conti correnti e azioni. Quando questi vennero “distribuiti” fra i creditori non si considerarono né gli interessi né il cambio di valore delle azione. E, visto che ci sono pronunce della Cassazione che vanno in senso opposto, Massa non chiude la porta anche a ricorsi su questo punto.
Luca Cinotti
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