Il Tirreno

Lucca

Bagni di Lucca, così muoiono i negozi

di Rossana Federighi

«Poca gente e troppe spese da sostenere»: le serrande abbassate si moltiplicano in tutte le frazioni del comune

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BAGNI DI LUCCA. C’è un fenomeno triste, tristissimo, che non risparmia nemmeno le strade di Bagni di Lucca: quello delle serrande abbassate, il simbolo più evidente di un commercio in crisi.

Basta attraversare il fondovalle da Fornoli fino al capoluogo per accorgersi che il commercio non gode certo di ottima salute, tanto per utilizzare un eufemismo. È desolante vedere le serrande abbassate con i cartelli affittasi per più della metà dei fondi esistenti. Negozi costretti a chiudere insieme a piccole imprese, attività artigianali per una crisi senza precedenti.

«Non è tutto da imputare alla crisi attuale - dice Letizia del negozio di abbigliamento “Ester Moda” nel capoluogo -:il declino ha avuto inizio già dagli anni Ottanta quando hanno cominciato a chiudere le fabbriche di statuine. Mi ricordo che allora si teneva aperto anche nella pausa pranzo. Certo in questi ultimi anni la crisi che si è portata dietro lo spopolamento del nostro Comune, con gli abitanti che si sono dimezzati, (da 15.000 a circa 6.000, ndr) ha accentuato questo fenomeno. Anche gli abitanti delle montagne che scendevano a valle per fare gli acquisti portavano un rilevante stimolo alle attività commerciali».

Continua infatti inesorabilmente lo spopolamento , dagli anni ’80 in poi, prima con la chiusura delle fabbriche artigiane, che ha portato a cercare lavoro da altre parti, poi con la crisi attuale che ha portato ad un drastico calo dei consumi e ad alti costi di gestione, che restano alti nonostante la gente spenda sempre meno. E gli affitti? «Non credo che questa situazione si possa imputare al costo degli affitti - dice Paola Avolanti dell'abbigliamento “I Want You” - almeno nel mio caso l'affitto è più che ragionevole. Solo che non c’è gente, soprattutto in inverno tutto diventa più pesante: le spese di gestione, le tasse diventano troppo alte in relazione alle poche vendite. In certi momenti la situazione è insostenibile».

Mancano negozi specializzati ad arricchire il tessuto commerciale della zona. I piccoli alimentari e macellerie hanno ceduto il passo ai supermercati seppure di dimensioni ridotte e la maggioranza ha dovuto chiudere non avendo nessuno che rilevava il negozio. Ad esempio Ponte a Serraglio fino agli anni Ottanta era piena di attività: cartolerie, abbigliamento, alimentari, verdurai, tappezzieri, ferramenta, un osteria e persino una banca. Tutti esercizi che hanno lasciato il posto ad una via interamente vuota dove spiccano troppi cartelli “affittasi” o “vendesi”.

Fornoli forse era riuscita a salvarsi perché considerata zona più popolosa, ma con gli anni tanti si sono dovuti arrendere anche lì. «Devo arrivare alla pensione poi dovrò chiudere – dice Giovanni Matteucci della storica macelleria creata dal padre più di 60 anni fa a Ponte a Serraglio -. Io faccio parte di quei commercianti che avevano deciso di trasferirsi a Fornoli. Ma ora è difficile anche qui, nessuno rileverà la mia attività, nessuno se la sente più di continuare questo lavoro con l'invasione dei supermercati. E pensare che i piccoli negozi come il mio svolgevano una grossa funzione sociale a partire da un rapporto con il cliente che si è perso del tutto. All’epoca di mio padre c'era la fila per rilevare un'azienda come la mia e per chi la lasciava era una soddisfazione».

Tra gli altri negozi storici che non si sono arresi, anzi, che negli anni hanno sfidato la sorte e il mercato allargando la propria attività, spicca il fotografo Bruno Cerchi, meglio conosciuto come Pastrengo. «Col digitale il mio lavoro è cambiato molto, mi sono dovuto aggiornare ed ora sono all'avanguardia. Ma pur avendo due attrezzati negozi a Bagni di Lucca, mi sono dovuto trasferire nella più popolosa Marlia perché il grosso problema di questo paese è che non c'è più popolazione».

Ma allora che fare? La chiusura è inesorabile o si può intervenire in qualche modo?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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