Il Tirreno

Lucca

Allagamenti a ripetizione Petizione con 200 firme

Allagamenti a ripetizione Petizione con 200 firme

Esasperati i cittadini che abitano lungo le sponde del “Canale Nuovo” «Entro 30 giorni la messa in sicurezza», altrimenti minacciano azioni legali

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LUCCA. Duecento firme da recapitare alla Provincia, ai Comuni di Lucca e Capannori e al Consorzio di Bonifica Auser-Bientina per la messa in sicurezza idraulica di un’ampia area che va da Saltocchio a Marlia e che da troppi anni è messa a dura prova degli allagamenti causati dal Canale Nuovo, il corso d’acqua che dal Serchio rifornisce i terreni di Marlia, Lammari, S. Colombano e Segromigno, fino ad arrivare al condotto pubblico e oltre. Duecento firme accompagnate da una lunga lettera che analizza, punto per punto, i problemi e le responsabilità, chiedendo interventi veloci, per prevenire i disagi che si sono verificati in novembre, in occasione delle abbondanti piogge che hanno colpito la Piana e non solo.

«La mattina dell’11 novembre, una vasta zona del paese di Saltocchio e delle zone limitrofe (Marlia, ndr), ha subito allagamenti diffusi e consistenti – si legge nella lettera – in svariate abitazioni e attività commerciali, causando danni e pericoli per i cittadini, che in molti casi sono rimasti isolati e senza alcun tipo di supporto da parte delle autorità competenti. I fossi e i canali che hanno esondato sono sempre gli stessi ormai da anni e a ogni evento aumentano i punti in cui gli argini cedono. Questo evidenzia lo stato di degrado, il mal funzionamento, l’assente e la scarsa manutenzione in cui versa il reticolo idrico. I danni causati ai fabbricati sono ingenti. Paura e preoccupazione si impossessano degli abitanti di questa zona ormai a ogni pioggia, mentre è sempre più chiaro che gli interventi e le azioni fin qui intraprese sono inefficaci e inadeguate». Dure, dunque, le accuse che arrivano dai residenti agli enti interessati. Proprio a questi enti, i cittadini chiedono di intervenire per trovare soluzioni idonee ai problemi che causano le esondazioni e lo fanno dettando anche i tempi: entro 10 giorni dalla ricezione della raccolta di firme, attivazione delle procedure volte a risolvere il problema; entro 30 giorni, interventi urgenti di messa in sicurezza del territorio; entro 60 giorni, una pianificazione annuale degli interventi ordinari e straordinari di manutenzione. «Chiediamo anche che ci venga garantita la disponibilità e la presenza in loco di attrezzature che ci mettano in grado di affrontare future emergenze». Il livello di esasperazione è talmente alto che, in caso di mancata risposta, non si escludono altri passaggi. «Ci riserviamo di intraprendere tutte le azioni, anche legali, che possano da un lato tutelarci e dall’altro salvaguardare i nostri beni», dicono senza mezzi termini in calce alla missiva.

Arianna Bottari

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