La manifestazione
Tares, aumento del 15% per le imprese
Pronto il regolamento: a pesare è l’impossibilità di scaricare l’Iva. Sichi: accolte molte proposte delle categorie
LUCCA. L’introduzione della Tares costerà dal 10 al 15% in più alle imprese lucchesi. In gran parte colpa dell’Iva, fissata al 10%, che non potrà più essere portata in detrazione perché la tariffa sarà pagata al Comune che non è un sostituto d’imposta, ma è colpa anche dei criteri previsti per individuare la superficie di aziende ed esercizi commerciali che potenzialmente producono rifiuti.
Di questo hanno parlato essenzialmente l’amministrazione comunale e i rappresentanti delle categorie economiche nell’incontro di martedì dal quale è scaturita una serie di osservazioni che ieri il Comune ha provveduto a vagliare ed eventualmente a integrare nella redazione di una nuova bozza di regolamento della tares che oggi sarà discussa in commissione.
«Alcuni suggerimenti sono stati già accolti perché erano stati presentati nel primo incontro che avevamo avuto – spiega l’assessore al bilancio Antonio Sichi – sugli altri stanno lavorando gli uffici. Ci sono sicuramente cose da prendere in considerazione e altre che oggettivamente abbiamo qualche problema ad applicare a partire già da quest’anno».
Intanto però le aziende devono prepararsi a pagare almeno il 10% in più rispetto allo scorso anno e il direttore di Confartigianato, Roberto Favilla, ha chiesto ufficialmente che Sistema Ambiente dia il via a una simulazione e poi invii a tutti un fac simile in cui si indica quanto si dovrà pagare a luglio, in modo che ci si possa sapere prima quali costi si dovranno sopportare. «Il carico fiscale per le aziende è veramente insopportabile – spiega il direttore di Confesercenti, Emanuele Pasquini – ed è difficile spiegare loro un aumento ulteriore quando invece ci sarebbe bisogno di andare nella direzione opposta. Dobbiamo riconoscere però che l’amministrazione sta facendo uno sforzo. Abbiamo apprezzato il fatto che si sia riaperto il discorso sul regolamento della Tares e l’intenzinoe di aprire un tavolo permanente con le categorie sulle questioni fiscali e tributarie». Le richieste che da parte di tutti sono state le stesse: portare in detrazione l’Iva, eliminare l’aumento di 10 centesimi al metro quadrato introdotto dal Comune e rivedere i parametri per il calcolo delle superfici imponibili. La prima questione per il momento non è risolvibile, anche se il Comune si è impegnato a eliminarlo per il 2015 e intanto è intervenuto con tagli ai contributi per lo smaltimento limando all’8% i costi maggiori per le aziende.
Sembra improbabile invece che il Comune rinunci all’addizionale di 10 centesimi al metro quadrato che porterebbero nelle casse di palazzo Orsetti 700mila euro che andrebbero a sostituire il taglio dei trasferimenti statali al Comune deciso dal Governo Monti. Più complessa infine la questione del calcolo delle superfici. In alcuni casi sono già state accolte le richieste di spostamento di un’attività da una classe di produzione di rifiuti all’altra, ma rimane ancora aperta la questione legata ad alcune categorie che hanno superfici importanti ma che producono rifiuti solamente su superfici minime.
Il direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini fa l’esempio di un ristorante con 300 metri quadrati di sala che però riempie solamente in una o due sere a settimana, o ancora dei distributori che hanno un grande piazzale ma dove in effetti si opera e si produce solamente in prossimità della pompa di carburante.
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