Toscana
La Fondazione Crl entra in Carige? Lattanzi smentisce
Voci degli ambienti finanziari parlano insistemente di una sottoscrizione dell’aumento di capitale dei liguri
LUCCA. I rumors circolano nell’ambiente finanziario e sono anche finite sulle colonne dei giornali: la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sarebbe in pole position per sottoscrivere parte dell’aumento di capitale di Carige. Ma il presidente Arturo Lattanzi nega: «Per ora si tratta di illazioni, non ci sono stati contatti».
Eppure la voce, nelle ultime ore, è stata rilanciata pù volte dalla stampa - specializzata e no. In sostanza, si tratta del futuro aumento di capitale della Carige, la Cassa di risparmio di Genova. Che ha deciso, lo scorso 25 marzo, di pontenziare il proprio capitale di circa 800mila euro.
Parte di questa cifra (circa metà) dovrebbe arrivare grazie un piano di dismissioni di attività non strategiche, a partire da quelle assicurative.
Per i restanti 400 milioni, invece, i vertici della banca ligure hanno pensato a un possibile aumento di capitale.
È a questo punto che si innesca un meccanismo che porta, dopo alcuni passaggi, alla Fondazione bancaria lucchese.
La banca Carige, infatti, è controllata al 47% dalla Fondazione Carige. Che, però, non sarebbe disposta a investire una proporzione tale nel futuro aumento di capitale. In sostanza la Fondazione Carige si “diluirebbe” a un 40% e buona parte dell’aumento di capitale dovrebbe trovare altri sottoscrittori.
E qui entrano in gioco i rapporti fra la banca genovese e la Fondazione guidata da Arturo Lattanzi. Rapporti di ottima collaborazione suggellati, pochi giorni fa, dal perfezionamento dell’operazione che ha portato la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca a entrare con il 20% nel capitale sociale della Banca del Monte. Che è in mano per un altro 20% alla Fondazione Banca del Monte e per il 60% proprio alla Carige. Insomma, i rapporti fra le due entità vanno avanti da tempo proprio nel nome dello storico istituto di credito di piazza San Martino. E non a caso Lattanzi cita proprio questo rapporto come possibile causa delle voci che si sono sparse nelle ultime ore: «Le lego - spiega infatti il presidente - al fatto che noi siamo entrati nella Banca del Monte insieme a Banca Carige. Ma, ripeto, non ci sono stati altri contatti».
C’è da immaginare, tuttavia, che le voci possano continuare. Un po’ per la liquidità sulla quale puà contare la Fondazione dopo la vendita delle sue quote nella Cassa di Risparmio. Un po’ perché la partita dell’aumento di capitale di Carige rimane aperta, apertissima: almeno fino al prossimo 25 marzo quando si riunirà il consiglio di amministrazione della banca genovese.
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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