Finanza
Da profugo della Libia allo stage alla “Buca”
LUCCA. È una bella, bellissima sotria di immigrazione, solidarietà e integrazione. Quella che racconta il camminio di un uomo che da profugo di guerra ad aiuto cuoco in uno dei ristoranti più...
LUCCA. È una bella, bellissima sotria di immigrazione, solidarietà e integrazione.
Quella che racconta il camminio di un uomo che da profugo di guerra ad aiuto cuoco in uno dei ristoranti più rinomati della lucchesia e della Toscana, la Buca di Sant’Antonio, nel centro storico di Lucca.
È la storia di Shekar Mohammed, pakistano di origine e abitante in Libia, dove aveva un lavoro come contabile. Nel 2011, quando è scoppiata la guerra, ha dovuto abbandonare tutto, casa e famiglia, ed è dovuto fuggire. È stato accolto a Villa Basilica insieme ad altri profughi grazie agli aiuti della Regione.
Lui e gli altri non sono stati con le mani in mano ed hanno coltivato i campi intorno della canonica del paese di Boveglio. Nel frattempo Shekar ha frequentato un corso di formazione per aiuto cuoco e sempre grazie ad un progetto finanziato dalla Regione Toscana ha iniziato uno stage alla Buca, sotto l’occhio esperto dello chef Giuliano Pacini. Per Shekar l’opportunità di iniziare una nuova vita.
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