Italia
Condannato per il raid xenofobo
Un anno di reclusione per un estremista di destra che picchiò un immigrato bruciando il suo giaciglio
LUCCA. Un’aggressione di matrice xenofoba si conclude sedici mesi dopo in udienza preliminare davanti al giudice Giuseppe Pezzuti con una condanna in abbreviato a un anno di reclusione senza i benefici di legge. Protagonista Riccardo Del Dotto, 28 anni, elettricista, in passato residente a Camigliano, che all’epoca dei fatti (2 ottobre 2011) finì in carcere e attualmente è libero senza alcun obbligo restrittivo. Con lui quella sera c’era anche Mirko Marchetti, 39 anni, di Matraia, che nel gennaio 2012 fu costretto ai domiciliari e in precedenza ha patteggiato otto mesi uscendo dal processo. Del Dotto era accusato di lesioni, ingiurie e danneggiamento con l’aggravante dell’odio razziale. Un’aggravante confermata direttamente dai carabinieri di San Concordio che, avvisati da un testimone, quella notte tra sabato e domenica accorsero in via Cantore accanto al pub «Ottavo Nano» e ascoltarono con le loro orecchie frasi del tipo «Vattene al tuo paese negro di m...» e «sporco negro» rivolta a uno dei tre marocchini aggrediti.
L’indagine. Un’indagine condotta dal sostituto procuratore Enrico Corucci e che in 110 giorni portò all’individuazione dei due estremisti di destra. Del Dotto - tra l’altro - era noto nella tifoseria ultras rossonera e ritenuto vicino agli ex Bulldog. Era anche già stato condannato a un anno e duemila euro di multa per possesso di fuochi artificiali prima della partita Lucchese-Pisa del 17 ottobre 2010. Quella notte del 2 ottobre 2011 ad entrare in azione non furono soltanto Del Dotto e Marchetti, ma anche altri presunti estremisti di destra. Che vennero identificati perché quella sera s’incontrarono in un bar-ristorante a S. Concordio per poi avvicinarsi al centro storico dividendosi tra il Celide e l’Ottavo Nano. Ma per gli inquirenti, oltre a Del Dotto e Marchetti, nessun altro insultò o percosse gli extracomunitari di etnia marocchina. Si sarebbero limitati ad osservare.
Tre immigrati presi di mira. I tregravitavano nella zona di via Cantore e dormivano in un rifugio di fortuna all’interno di un’azienda dismessa di marmi. Il primo - costituitosi parte civile in udienza preliminare - venne inizialmente insultato e poi preso a pugni e calci. Botte che gli provocarono lesioni alla testa e la frattura dell’orbita dell’occhio sinistro tanto da costringerlo a un delicato intervento chirurgico. Il secondo extracomunitario venne preso per il bavero e strattonato per farlo uscire dal ricovero.
Giaciglio dato alle fiamme. Il terzo immigrato, che stava dormendo nel giaciglio di fortuna sotto il tetto dell’ex ditta di marmi chiusa di via Cantore, venne svegliato dalle urla e si diede alla fuga prima di essere raggiunto. In compenso, stando all’accusa, il suo pagliericcio venne dato alle fiamme.
Ricorso in Appello. Il legale di Riccardo Del Dotto, avvocato Francesca Del Carlo, ricorrerà in Appello. Il motivo? Durante l’incidente probatorio avvenuto mesi fa il marocchino percosso, costituitosi parte civile, non riconobbe il suo aggressore mostratogli assieme ad altri giovani che nulla avevano a che fare con la vicenda.
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