Il dolore
Annegò in piscina, assolti i due bagnini
Per il giudice una tragica fatalità la morte di Rocco Perna, l’operatore ecologico di 20 anni deceduto nel luglio del 2011
VILLA BASILICA. Il nesso di causalità tra il tragico decesso di un giovane di 20 anni morto all’interno di una piscina e l’omesso controllo da parte di due bagnini preposti a sorvegliare la vasca non emerge dalle indagini dei carabinieri e dal riscontro diagnostico. I due operatori si trovavano al loro posto di osservazione: sotto l’ombrellone accanto al trampolino, il punto più delicato. Così a due anni e mezzo dalla tragedia che costò la vita a Rocco Perna, 20 anni, operatore ecologico di Villa Basilica, il giudice dell’udienza preliminare Alessandro Dal Torrione ha assolto con formula piena i due bagnini finiti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e omesso controllo: Luca Santorelli, 50 anni, lucchese, assistito dagli avvocati Cristian Bigotti e Andrea Da Prato e Tommaso Forzoni, 21 anni, di Pistoia difeso dal legale Cecilia Turco.
La tragedia. Non sapeva nuotare Rocco Perna che quella domenica 25 luglio 2011 era partito al mattino da Villa Basilica assieme alla mamma, ai fratelli e al cognato per passare una giornata di relax nella piscina del Country Club in località Fontanuova a Gragnano. Stava appoggiato a bordo vasca quando il cognato l’ha salutato ed è uscito. Un istante dopo l’operatore ecologico (dipendente di una cooperativa che si occupava del servizio raccolta rifiuti per il comune di Villa Basilica)non c’era più. Trascinato sul fondo a causa di un malore improvviso. I due bagnini sin dall’inizio sostennero di aver fatto tutto il possibile per salvare la vita del ragazzo. Ma alcuni testimoni, almeno inizialmente, riferirono ai carabinieri di presunte negligenze degli operatori a bordo piscina che non si sarebbero accorti delle difficoltà del giovane incapace di nuotare nell’acqua alta. Elementi che non hanno poi trovato riscontri in fase d’udienza preliminare.
Assenza del pallone ambu. Tra le contestazioni emerse nella prima fase della raccolta delle prove c’era quella legata all’assenza nella struttura di strumenti necessari per piscine di una certa dimensione - come il pallone ambu - che l’Asl dovrebbe richiedere obbligatoriamente per strutture di una certa dimensione per evitare problemi di igiene e profilassi a bagnini e soccorritori. Il gup Alessandro Dal Torrione per fugare ogni dubbio ha chiesto al perito di fiducia - il medico legale Alessandro Bassi Luciani - di accertare se l’eventuale presenza nella struttura del pallone ambu anziché di normali cannucce e materiale pediatrico avrebbe in qualche modo potuto salvare la vita del ragazzo. La risposta al quesito è stata decisiva: Rocco Perna era già morto quando venne ripescato dalla piscina e gli venne praticata la respirazione artificiale e nemmeno strumenti meccanici più idonei sarebbero serviti per mantenerlo in vita.
Morte silenziosa. L’autopsia - eseguita dal professor Luciani Bassi per conto della procura - all’epoca escluse particolari problemi di natura congenita come concausa dell’asfissia. In sostanza si trattò di una «anossia rapida» abbastanza comune per l’annegamento in acqua dolce (in mare con l’acqua salata, non stabilendosi fibrillazione ventricolare, il decesso è più lento.
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