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Lucca

Abusi e maltrattamenti, in un anno registrati 250 casi

LUCCA. Duecentocinquanta casi di abusi su donne e bambini registrati nel 2012 sul territorio dell’Azienda sanitaria 2, quindi Lucca, Piana e Garfagnana. Un dato che preoccupa: a livello provinciale...

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LUCCA. Duecentocinquanta casi di abusi su donne e bambini registrati nel 2012 sul territorio dell’Azienda sanitaria 2, quindi Lucca, Piana e Garfagnana.

Un dato che preoccupa: a livello provinciale la Lucchesia è la terza area in Toscana per numero di casi di questo genere, dopo i 430 registrati dall’Asl di Grosseto e i 337 dell’azienda sanitaria di Prato. Sommando il dato lucchese con quello dell’Asl Versilia (160 casi) il numero dei casi di maltrattamenti e abusi in un anno sale a 410.

Sono i casi registrati con l’introduzione del “codice rosa”, grazie a una task force interistituzionale composta da operatori sociosanitari, forze dell’ordine e polizia giudiziaria, in grado di agire in sinergia e intervenire con professionalità e tempestività nei casi di violenza su vittime appartenenti alle fasce più deboli della popolazione.

Quanto a diversificazione dei casi, il bilancio dei primi dieci mesi del 2012 evidenziava 214 casi, di cui 185 legati a maltrattamenti, 4 ad abusi, 6 a stalking e 19 casi pediatrici (11 per maltrattamenti e 8 per abusi). Le prestazioni al consultorio nell'area maltrattamento ed abuso sono passate da 23 del 2011 a 181 nel 2012.

Dati che provano, spiega l’Asl, «che l'attivazione del codice rosa ha avuto ruolo chiave per l'emersione del problema e ha reso possibile la successiva presa in carico della vittime da parte del consultorio e la collaborazione con i servizi sociali comunali ed i centri antiviolenza». Le donne che nel 2012 hanno usufruito della casa rifugio perchè ad alto rischio sono state 5, tutte intercettate e assistite tramite il percorso del "codice rosa".

Il codice rosa è stato istituito al pronto soccorso in aggiunta ai codici di triage (rosso, giallo, verde, azzurro e bianco) e viene riservato ai casi di dichiarata o sospetta violenza domestica o sessuale. E' un codice criptato, vale a dire non leggibile se non alle persone autorizzate, a tutela della privacy del paziente. Questo permette di attivare un percorso detto appunto "rosa": una procedura di intervento per assicurare la massima tutela alle vittime di violenza, attraverso percorsi assistenziali protetti, che ne garantiscano la privacy, l'incolumità fisica e psichica, oltre ad assicurare la massima rapidità di intervento nei confronti degli autori del reato.

L'esperienza del codice rosa, continua l’Asl, «che prevede il coinvolgimento di categorie professionali adatte a gestire situazioni delicate e a volte drammatiche, può far emergere un fenomeno molto complesso (ogni 10 casi valutati 2 erano violenze non dichiarate inizialmente) che per essere sconfitto necessita di una collaborazione e di un’integrazione sempre maggiori, a tutti i livelli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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