Attenzione
I negozi sono allo stremo subito iniziative in centro
I vertici dell’Ascom: «Servono politiche per riportare residenza e incrementare il turismo. Preoccupa l’impatto dei cantieri del Piuss nella zona ovest»
LUCCA. Se la peggior crisi degli ultimi anni, come diciamo nella pagina a fianco, continuerà a far chiudere i negozi (due al giorno di media in provincia nel 2012), il centro storico perderà l’ultima vera funzione rimasta e morirà. È a tinte cupe il quadro che della situazione del settore fanno il presidente e il direttore dell’Ascom-Confcommercio, Ademaro Cordoni e Rodolfo Pasquini. I quali tornano a sollecitare con forza, nell’attesa di riorganizzazioni urbanistiche più generali, interventi immediati anche di portata minima, ma in grado di far ripartire le attività che languono.
«Ci sono tante giornate in cui i negozi chiudono senza aver incassato un euro – dicono Cordoni e Pasquini –. Non era mai successo che tante aziende tutte insieme avessero così gravi problemi di flusso di cassa. Oggi molte attività non ce la fanno nemmeno a sostenere le spese e il rapporto con le banche è diventato difficile. La crisi rende non più sopportabili le condizioni del credito: i rapporti tra la nostra categoria e gli istituti sono buoni, ma chiediamo maggiore attenzione per le aziende, anche storiche, in questo momento in sofferenza».
Cosa si può fare nella speranza che davvero il Paese riesca a uscire quanto prima dalla spirale della recessione e che il trend degli acquisti torni ad avere segni positivi?
«Occorrono interventi possibili anche senza grandi investimenti. E immediati. A cominciare dai parcheggi in centro. Serve un piano organico e noi abbiamo da tempo presentato una proposta che consente di recuperare posti a uso promiscuo: a pagamento per non residenti e a sosta libera per chi abita in città. Credo che tutti si rendano conto del rilievo del nostro settore. che offre occupazione e porta ricchezza alla città. Non è più tempo di scontri e di polemiche, serve un confronto tra commercianti, residenti, ordini professionali, proprietari di immobili per trovare un’intesa che giovi a tutti e tenga conto delle diverse e sacrosante esigenze dei residenti e degli esercenti. Oggi i posti sono insufficienti per tutti: perché, oltre a prendere in seria considerazione la nostra proposta, il Comune non fa un censimento dei tanti fondi artigianali vuoti, pubblici e privati, dentro le Mura? Con incentivi mirati, potrebbero essere recuperati a parcheggi per residenti, professionisti e frequentatori, recuperando tante piazzole con poca spesa. Un esempio? I “Magazzini del sale” e la zona circostante, ma se ne possono fare tanti altri. Intanto ci incoraggia riscontrare il proposito dell’amministrazione comunale di realizzare comunque un parcheggio nell’area dell’ex Manifattura. È fondamentale in una zona nella quale però ci preoccupano le conseguenze dell’apertura dei cantieri del Piuss alla Cavallerizza, in piazzale Verdi e nella stessa Manifattura. Il timore è che possano fermare o scoraggiare il flusso di accesso da porta S. Anna. Sarebbe un dramma».
Anche ammettendo che una diversa politica della sosta possa riportare i centro la clientela perduta, resta il fatto che meno di diecimila residenti non possono certo garantire ai negozi gli incassi necessari. Né gli esercizi possono vivere di solo turismo. Come si fa a riportare la gente ad abitare in città, dove negli anni Cinquanta risiedevano 27mila persone?
«Bisogna incentivare in ogni modo gli interventi di recupero, rendere più fruibile il patrimonio edilizio esistente (con ascensori, terrazzi e altro) e dotare la città di servizi adeguati, riportandovi funzioni uscite in questi ultimi anni. Notiamo un trend che potrebbe riportare a vivere dentro le Mura anche tanti giovani, i quali trovano qui maggiori possibilità di aggregazione e socializzazione. Ma deve essere l’amministrazione a incentivare il flusso di ritorno con atti concreti che mirano ad agevolarlo».
E per mantenere e possibilmente incentivare l’arrivo di turisti, cosa proponete? Non ritenete intanto autolesionistico organizzare tanti appuntamenti in un fine settimana e lasciare vuoti quelli successivi, senza alcuna strategia né coordinamento?
«Tocca un nervo scoperto. Da quando è stata presa la decisione di chiudere le Apt siamo di fatto senza programmazione e coordinamento. La Provincia, senza risorse, fa quello che può, anche bene sul web, ma non può bastare. E non possiamo realisticamente pensare che sia Itinera a svolgere questa funzione. A questo punto riteniamo che sia urgente e indispensabile creare un consorzio tra i maggiori attori e la Camera di Commercio. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Dobbiamo arrivare ad un struttura capofila che organizzi una piattaforma operativa selezionando e calendarizzando eventi e iniziative, da veicolare poi sul territorio e nelle province limitrofe. Partendo da un punto assodato: l’aeroporto Galilei è anche l’aeroporto di Lucca. Mancano risorse, ma le professionalità ci sono, bisogna riorganizzarci. Come istituzioni ed enti siamo spariti dalle mostre, ci va qualche privato. Ma operare sul web non basta. Intanto cerchiamo di darci da fare per riempire di appuntamenti gli spazi vuoti. Domenica parte ad esempio il mercato di arti, mestieri e opere di ingegno in piazza S. Francesco, che si terrà ogni seconda domenica del mese. Proviamo a offrire qualità a costi contenuti. Per il 25 maggio è poi programmata la giornata dell’Urban Golf e in quella occasione chiederemo di tenere aperti musei e palazzi pubblici fino a mezzanotte. Confermata è anche la “Notte bianca” il 24 agosto. Il problema vero è come far venire gente non solo nei week-end, ma anche negli altri giorni della settimana».
Altra battaglia della vostra categoria è quella per la riqualificazione dei mercati, ambulantato e Carmine su tutti. Cosa chiedete?
«Mercoledì 13 è fissato un nuovo incontro della commissione tra Comune, ambulanti, Ascom e Confesercenti per verificare la possibilità di ampliare l’area del mercato ambulante portandolo più verso il centro storico, in piazza S. Francesco, prendendo in considerazione anche via della Quarquonia, via Paoli e via S. Chiara. Una scelta del genere consentirebbe di liberare il tratto di via dei Bacchettoni e agevolerebbe l’accesso al parcheggio Mazzini da porta Elisa».
Tra gli ambulanti ci sono quelli che vorrebbero portare fuori della città il mercato, ma anche chi vorrebbe una collocazione più centrale, nelle piazze del Giglio, Napoleone, XX Settembre e S. Giusto, che già accolgono altri stand. Anche imponenti, come accade nelle giornate dei Comics.
«Il problema è la dimensione dei banchi e l’accesso dei mezzi. Se fosse compatibile, l’idea si potrebbe valutare. Siamo invece contrari all’ipotesi di spostamento dei banchi fuori delle Mura: il centro non può permettersi di perdere un’altra funzione».
E per il Carmine? Quale soluzione proponete?
«Intanto andrebbe subito ripulito, reso decoroso e riattivato portandovi attività che ne facciano una sorta di Desco permanente. Come riorganizzazione finale, pensiamo che la struttura sia da valutare in due parti: quella dei banchi attuali deve rimanere destinata all’agroalimentare, alla filiera dei prodotti tipici, alla gastronomia e alla pasticceria locali, con esercizi gestiti dagli operatori attuali, se vogliono, e comunque della città; la parte ora chiusa dovrebbe invece accogliere un’attività di piccola-media distribuzione, anche non alimentare, che faccia da polo di attrazione. A noi risulta che l’interesse ci sia, soprattutto se si riportasse l’accesso e la sosta in piazza del Carmine per la clientela, nell’orario diurno. Con il rifiorire delle attività e l’arrivo di locali tipici e un albergo al piano superiore il Carmine tornerebbe un complesso di grande richiamo per tutto il centro».
Nel recente passato si era puntato molto sul brand “Lucca città del verde”. Una strada abbandonata?
«No, le iniziative in questo settore vanno anzi rilanciate. Nessuna città come Lucca può fregiarsi dell’appellattivo contestuale di “Città della musica e del verde”, un traino di grande portata per il turismo di qualità. Chiediamo intanto che dal prossimo anno VerdeMura sia organizzata nella settimana di S. Zita, a fine aprile, per creare un percorso dalle Mura al cuore del centro».
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