Il dolore
Paura in S. Michele per una pietra giù dal campanile
Il cedimento proprio nella parte più frequentata dai genitori con i bambini. La piazza è stata transennata. Ora le verifiche
LUCCA. Un pezzo di marmo della lunghezza di circa sessanta centimetri si stacca dal campanile della chiesa di San Michele e finisce sul sagrato frantumandosi. Forse accade nella notte tra sabato e domenica, forse ieri alle prime ore del mattino. Fortuna vuole che in quel momento i tanti bambini che giocano liberi e sereni sotto lo sguardo rassicurante dei loro genitori, gli anziani che si fermano a parlare di politica e sport e i turisti di tutto il mondo che restano ammirati e scattano foto a raffica, non ci sono e che lo spiazzo antistante la chiesa eretta nel 1070 per volere di papa Alessandro II è vuoto. Ad accorgersi del pezzo venuto giù è un’operatrice ecologica di Sistema Ambiente che stava lavorando alla guida di una spazzatrice. Sono le 10,30 del mattino e scatta l’allarme. Sul posto una pattuglia della polizia municipale che, constatata la situazione, avverte i tecnici comunali reperibili e il comando dei vigili del fuoco di viale Barbantini. La parte restante della pietra bianca viene sistemata in un angolo dei gradoni che portano sotto alla facciata mentre gli operai in pochi minuti provvedono a transennare l’area a rischio. La scena si svolge davanti a un capannello di persone - fedeli, turisti e genitori con i loro bambini - che osservano in silenzio pensando a cosa sarebbe potuto accadere se quella pietra levigata fosse precipitata dal campanile finendo addosso a qualcuno. E non è la prima volta visto che alcuni anni fa, dietro al coro di San Michele, una pietra era venuta giù anche in quella circostanza senza conseguenze per i passanti. Ma nel 2003 prima e nel 2009 poi la responsabilità era di un albero di fico cresciuto spontaneamente sotto la grondaia del campanile sviluppatosi al punto tale da mettere a repentaglio la stabilità della torre. E i due alberelli - in anni differenti - crescendo avevano smosso pietre in modo da causare il crollo di piccoli pezzi di pietrisco. Sia dieci che quattro anni fa intervennero i vigili del fuoco con l’autogrù a 30 metri di altezza in un caso e arrampicandosi come alpinisti di fronte ad una montagna imbiancata nell’altro per estirpare la pianta. Interventi richiesti dalla Curia e programmati con il personale della Soprintendenza ai Beni artistici e culturali. Anche stavolta, già stamani, i tecnici e gli esperti decideranno come e quando effettuare interventi di stabilità per capire se vi siano nuovi rischi e se, magari, una terza pianta di fico minacci la struttura millenaria.
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